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No a manifestazioni dell’estrema sinistra nel giorno di Ramelli

Rischio di scontri come negli anni passati, dal questore stop ai cortei. I compagni insorgono e si appellano al sindaco: “Divieto irricevibile”

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C’è il divieto del questore Luigi Savina alla manifestazione chiesta dall’associazione Memoria antifascista per il 29 aprile in piazzale Susa dove da anni l’eterogenea galassia della destra (e non solo) si ritrova a commemorare tre dei suoi morti.

Uno sfregio, anche solo la richiesta di una contromanifestazione presentata dalla sinistra, alla memoria di Sergio Ramelli, lo studente diciannovenne del Fronte della gioventù sprangato a morte dal servizio d’ordine di Avanguardia operaia sul marciapiede di casa sotto gli occhi della madre Anita a cui la Provincia ha appena assegnato il suo Premio Isimbardi. Ma uno sfregio anche a Enrico Pedenovi, l’avvocato e consigliere provinciale del Msi ammazzato il 29 aprile del 1976 da un commando dei Comitati comunisti rivoluzionari che si rifacevano a Prima linea mentre stava andando proprio alla commemorazione di Ramelli. Il suo nome era comparso in un elenco di missini pubblicato su Lotta continua, proprio come le liste di proscrizione che ultimamente hanno pericolosamente ripreso a circolare a firma di sedicenti organizzazioni anacronisticamente antifasciste. E poi il ricordo dell’eroe, medaglia d’oro al valor militare e cieco di guerra Carlo Borsani trucidato dai partigiani a guerra finita il 29 aprile 1945 e trascinato per Città studi su un carretto dell’immondizia.

Il sangue dei vinti di diverse generazioni che ogni anno diverse manifestazioni da pomeriggio fino a sera ricordano il 29 aprile. E che dopo aver inutilmente provato a impedire con i presidi, quest’anno la sinistra voleva boicottare con le carte bollate.

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Una richiesta di manifestazione avanzata dai rappresentanti di Memoria Antifascista (Saverio Ferrari nd barra) e alcuni esponenti della sinistra milanese tra cui la consigliera comunale Anita Sonego (Sinistra x Pisapia) e quello provinciale Massimo Gatti (Rifondazione comunista) che hanno dato vita al comitato «Milano 29 aprile: nazisti no grazie!», depositando la richiesta per manifestare già il 23 gennaio per mettere in croce la questura.

Così non è stato perché il questore Savina ha negato il permesso, esprimendo una diffida a «tenere nella giornata del 29 aprile 2014 qualsiasi manifestazione che possa, per le sue modalità, costituire pregiudizio per l’ordine e la sicurezza pubblica». Nessun impedimento, invece, a che la manifestazione «si svolga in data 30 aprile 2014». Ma a colpire sono le motivazioni allegate dal questore, secondo cui in passato proprio la presenza degli antifascisti «ha determinato criticità sotto il profilo dell’ordine pubblico». E in questa occasione «l’interesse di esponenti dei locali circuiti antagonisti» potrebbe avere «gravissime ripercussioni sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza». A testimoniarlo l’elenco dei precedenti come l’assalto degli «aderenti ai circuiti antagonisti cittadini» al consiglio di Zona 3 che il 15 aprile 2010 discuteva la concessione del patrocinio alla commemorazione di Ramelli. Minacciosa la reazione di Memoria antifascista che ritiene «irricevibile il divieto». E per questo ha deciso di «convocare per martedì al circolo Arci di via Bellezza un’assemblea pubblica per decidere, insieme a tutti gli antifascisti, quali iniziative intraprendere in vista del 29» e chiedono al sindaco di prendere «immediata posizione» contro il corteo.

Il Giornale.it

 

Ma chi è il direttore di sto fantomatico osservatorio democratico?

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Oltre a pubblicare indirizzi di luoghi di ritrovo e di lavoro, di sedi politiche e foto di avversari…

FORSE NON TUTTI SANNO CHE …

“… Durante il processo agli assassini di Sergio Ramelli fu emessa una condanna anche a danno di Saverio Ferrari, membro della segreteria nazionale e addetto stampa di Democrazia Proletaria e all’epoca a capo della struttura universitaria di Avanguardia Operaia… … Il 31 marzo 1976 lo stesso servizio d’ordine di Avanguardia Operaia che sarebbe poi risultato coinvolto nell’omicidio di Sergio Ramelli assaltò il bar Porto di Classe poiché considerato un abituale ritrovo della destra.[30]
Per l’occasione al servizio d’ordine di Avanguardia Operaia si aggregano anche i Comitati antifascisti. Il locale scelto fu devastato e incendiato, tutte le vetrine furono infrante e sette avventori furono feriti.
Tre di essi [Fabio Ghilardi -due operazioni, coma, polmone d’acciaio epilessia permanente-, Giovanni Maida di soli 16 anni -quattro fratture alla mandibola e una alla spalla- e Bruno Carpi -doppio sfondamento della calotta cranica con lesioni permanenti al cervello-] furono ridotti in gravi condizioni e uno restò invalido per tutta la vita”.

[30] Luca Telese, Cuori neri, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2006, pag. 314. Dalla testimonianza di Claudio Guarisco, membro del commando: «Il bar di largo Porto di Classe andava colpito, si dovevano spaccare le vetrine e dare fuoco al locale. Ci dissero che bisognava raggiungere la zona alla spicciolata».

Fonte : http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Ramelli#cite_ref-29 
Saverio Ferrari fu condannato, in via definitiva, l’8 novembre 1991, a tre anni e tre mesi per l’assalto al bar Porto di Classe a Milano

LARGO PORTO DI CLASSE: DOVE IL PRESIDIO DIVENNE UN PESTAGGIO
Claudio Colosio racconta la sua storia in Avanguardia operaia, di cui divenne un piccolo leader
Largo Porto di Classe: una minuscola piazzetta all’incrocio tra viale Argonne e via Lomellina. Quattrocento metri in linea d’aria, non di più, da via Palladini, dove fu ucciso Ramelli.
C’era un bar in questa piazzetta, un “covo di fasci”, si disse, e per una cinquantina di militanti di Ao e dei Caf fu abbastanza per assalirlo, con relativo ferimento di tre persone.
Era il 31 marzo 1976.
Ne parlano Giuseppe Ferrari Bravo che conclude l’interrogatorio iniziato venerdì scorso davanti alla seconda Corte d’assise, e Claudio Colosio, che assieme a Luigi Montinari e a Franco Castelli si occupò della copertura per l’agguato a Ramelli.
Loro due, assieme a Marco Costa, furono gli unici della squadra di Medicina che continuarono, un anno dopo l’omicidio, ad essere attivi nell’impegno politico in Avanguardia Operaia.
Ferrari Bravo, nella sua deposizione, dà ancora l’impressione di aver sempre agito con lucida incoscienza: “Anche questa volta mi resi conto solo il giorno dopo, leggendo i giornali, che non si era trattato di un semplice presidio antifascista, ma di ben altro”. La sua partecipazione a questo episodio fu solo marginale: aspettò il ritorno dei compagni di Ao, seduto in macchina nel cortile della facoltà di Chimica, per raccogliere le chiavi inglesi degli amici e portarle nell’abbaino di viale Bligny, dove ogni tanto viveva quando non aveva voglia di tornare a casa sua, a Gorgonzola. Colosio invece è più lucido, racconta dei fatti di Ramelli e di Porto di Classe come se li avesse vissuti in terza persona, come se si sentisse completamente innocente.
“La sera dell’agguato – ricorda – appresi dal telegiornale la notizia che Ramelli era in coma. Impallidii, ma pensai che fosse un’esagerazione della televisione”. Non una parola di rammarico. D’altronde era così convinto di non aver fatto nulla di male che immediatamente dopo la drammatica azione andò a sedersi su una panchina dei giardini assieme ad una amica. Ma Ramelli lasciò il segno, nel senso che lo trasformò da semplice militante del servizio d’ordine a responsabile politico.
Entrato in Ao nel ’74, dopo un lungo periodo di “qualunquismo”, Colosio diventa, dopo il 13 marzo del 1975, un “quadro intermedio” dell’organizzazione, impegnandosi a fondo nelle assemblee delle scuole e nel lavoro politico per le imminenti elezioni. “Mi chiamavano ‘prezzemolo’ della politica, facevo cinque o sei riunioni al giorno”. All’assalto al bar di largo Porto di Classe, assistette come osservatore. “L’avevo saputo al mattino da alcuni studenti medi che erano venuti alla sede di via Vetere. Mi recai subito alla sezione dell’Ortica dove si teneva una riunione per decidere le modalità dell’assalto. Arrivai tardi e non sentii quasi nulla. Notai un uomo molto elegante, che non avevo mai visto prima: era Roberto Tumminelli dei Caf. (proprietario dei liceo privato milanese Istituto Edmondo De Amicis – prima chiamatoTumminelli) Rimasi sconcertato per questa strana alleanza. Incontrai anche Costa”.
Colosio, tenendosi lontano dal corteo, si recò poi in viale Argonne e, ad una certa distanza, vide gente correre e picchiarsi. “Fu una decisione presa sicuramente a livello cittadino, che criticai duramente.
In quel periodo il responsabile del servizio d’ordine di AO, a Milano era Saverio Ferrari”.
Prima di Colosio pure Ferrari Bravo aveva condannato questo assalto.
“Non vi partecipai anche perché andare in quella zona mi dava un senso di disagio”. Ma perché Bravo, che venerdi scorso aveva dichiarato di essere stato a lungo in crisi dopo l’omicidio Ramelli, di aver passato un’estate infernale, di aver provato rimorso e vergogna, si prestò, sebbene per l’ultima volta, a trasportare delle chiavi inglesi?
“Il mio ritorno alla militanza fu un modo di riprendere i contatti con i compagni, i miei amici, di non lasciare l’impegno politico”.
Bravo ha raccontato infine che giorni dopo l’aggressione a Ramelli si ritrovò con gli altri compagni a casa di Luigi Montinari per decidere degli alibi.
“C’era anche Antonio Belpiede che in caso di cattura avrebbe dichiarato di essersi trovato a Cerignola dai genitori. È questo ricordo che mi ha convinto della sua partecipazione all’agguato a Sergio Ramelli”.
Paolo Colonnello

Fonte :http://www.cdrc.it/Archivio_Ramelli/Articoli/IlGiorno31_3_87bis.html 

E ANCORA… 

FERRARI,DA AVANGUARDIA OPERAIA A FUNZIONARIO IN REGIONE

“«Non parlo con Il Giornale, buon giorno» clic.
È sempre rassicurante parlare con un comunista duro e puro, perchè in un mondo in continuo cambiamento, rappresenta comunque un punto fermo.
Fermo agli anni ’70 per la precisione, quando Saverio Ferrari inseguiva i «fascisti» con la spranga.
Mica un pettegolezzo, una delle sue imprese più riuscite fu nel ’76 l’assalto a colpi di mazze e molotov al bar di Largo Porto di Classe, quando mandò all’ospedale tre avversari politici, uno dei quali rimase a lungo in coma.
L’altro giorno è finita con qualche spinta e due schiaffi tra lui e Canu, abbastanza però per far andare la memoria agli anni di piombo, quando
Ferrari faceva parte di Avanguardia Operaia. Dal servizio d’ordine di questo gruppo uscirono poi gli assassini del vice brigadiere di polizia Antonino Custra e del giovane missino Sergio Ramelli. 
Oltre a sprangare, attività che gli è costata una condanna a 11 anni, poi ridotta a cinque e infine ai 3 anni e due mesi poi passati in giudicato,
Ferrari ha sviluppato una meticolosa capacità di archivista, foto, indirizzi, dettagli di tutti i nemici di classe: carabinieri, poliziotti, giornalisti, politici, sindacalisti e ovviamente «fascisti». …
Entrato in Rifondazione Comunista e diventato funzionario in Regione, ha continuato il suo impegno di archivista attraverso il suo sito «Osservatorio democratico sulle nuove destre» che ha partorito «Da Salò ad Arcore – la mappa della destra eversiva», pamphlet di 160 pagine, allegato nel 2006 all’Unità.
Ora ha messo su qualche chilo, perso parecchio pelo e altrettante diottrie, ma all’interno gli rugge sempre lo «spirto guerrier» di foscoliana memoria. E quando incrocia un nero, lui vede sempre rosso”.

Fonte:http://www.ilgiornale.it/milano/ferrari_avanguardia_operaia_funzionario_regione/20-05-2010/articolo-id=446808-page=0-comments=1

MA NON SOLO …

Mercoledì 4 maggio 2011
“Walter Maggi è morto per cause naturali.
Lo ha stabilito, a quattro anni dal fatto, il Tribunale di Milano che ha
condannato per diffamazione (diecimila euro di multa) Saverio Ferrari 
per un articolo pubblicato sul sito web dell’Osservatorio democratico, “Dove battono i cuori neri”, in cui, a proposito dei funerali del dirigente del Fronte Sociale nazionale e poi dei Socialisti nazionali, morto improvvisamente a 42 anni, scriveva:
La notizia della tragica scomparsa era subito corsa di bocca in bocca. Anche su alcuni siti d’area la “prematura e assurda morte terrena” di Walter Maggi era stata annunciata, accompagnando il comunicato con una “leben rune”, il simbolo della vita utilizzato un tempo dai nazisti.
Silenzio assoluto invece sul motivo, non proprio da “guerrieri”, dell’improvviso decesso: un’overdose di cocaina, si sussurra nel giro“.

Fonte : http://www.fascinazione.info/2011/05/walter-maggi-non-e-morto-di-cocaina.html 

Tratto da: http://associazioneculturalemiles211.blogspot.com/2012/05/saverio-ferrari-da-sprangatore.html

Attentato alla sede di Lealtà Azione a Milano. Iene contro L…upi!

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La notte scorsa un attentato incendiario ha semi distrutto la sede di LA a Milano. Un’altra pagina dell’ormai logoro e ingiallito libro dell’antifascismo “militante” è stata scritta dai soliti noti. Un ambiente variegato che noi come gli altri camerati milanesi ben conoscono ma che vale la pena di iniziare a mettere sotto i riflettori della pubblica opinione. Il giro del fumo parte dall’osservatorio “democratico” di Saverio Ferrari, passando per Milano in Movimento e ZAM (due facce della stessa medaglia) per arrivare al sito ECN Antifa. Ovviamente tutto supportato dai vari trait d’union ben inseriti nelle istituzioni milanesi, che hanno come sindaco un avvocato che può vantare nel suo CV la difesa del responsabile dell’associazione “il Forteto, passata alle cronache per essere stata protagonista del più grande scandalo pedofilo mai visto in Italia. Da mesi ormai movimenti e organizzazioni nazionaliste  sono oggetto di una feroce campagna mediatica che li demonizza indicandoli come obiettivi da distruggere. Guarda caso movimenti ed organizzazioni che sono ferocemente anti-pedofilia.  Indirizzi, foto, nomi e cognomi sono transitati in loop dall’Osservatorio a Milano in Movimento, dallo ZAM al sito ECN antifà che lo scorso 24 aprile ha addirittura pubblicato una mappatura di Milano in cui evidenziava, non senza qualche sprecisione, nomi, indirizzi e visi di responsabili delle diverse realtà non conformi milanesi. Bene, noi crediamo che chi non ha fatto nulla per impedire una così chiara incitazione alla violenza sia responsabile di quanto accaduto alla sede di Lealtà Azione come e e più degli autori materiali dell’attentato che per lo meno, anche se dopo una imbarazzante assunzione di sostanze “incoraggianti” si sono introdotti nottetempo nella sede di LA incendiandola. Rischiando peraltro una strage fra gli abitanti del palazzo che la ospita. Inutile dire che Forza Nuova Milano esprime la massima solidarietà ai Fratelli di LA e ringrazia gli stupidi servi autori dell’attentato che ha avuto come unico risultato, ce ne fosse stato bisogno, quello di rafforzare ancor di più le fila di tutti i militanti milanesi.

Uno sputo in faccia alle zecche, la vostra codardia verso il nostro Onore.

Un abbraccio ai Fratelli di LA. In alto i cuori Camerati!

Forza Nuova Milano

Turci capo dei “Camerati”? L’ennesima bufala di Berizzi & Co.

 

http://milano.repubblica.it/cronaca/2013/05/04/news/milano_il_consigliere_provinciale_d_gli_ordini_al_corteo_neofascista-58011275/

L’ennesima bufala di Berizzi e del suo amico Ferrari. Avessimo mai avuto dei dubbi, da oggi abbiamo una certezza. Scrivono solo cazzate, addirittura smentite dalle immagini che evidentemente non si preoccupano neppure di visionare.
Non avendo avuto nè il coraggio nè la voglia di presentarsi personalmente si avvalgono di un filmato che gira in rete e che tra l’altro mischia le 3 diverse cerimonie del “Presente!”
Il primo chiamato da Skoll in piazzale Susa per Borsani, il secondo dal Kassa (come tutti gli anni) in via Paladini per Ramelli e l’ultimo in viale Lombardia per Pedenovi, quest’anno da Ago dei DDT. Massimo Turci ha semplicemente detto due parole su Enrico Pedenovi essendo stato anche lui del MSI, nonchè segretario provinciale del FdG.
Quindi nessun ordine a nessuno, tantomeno ai “fascisti”. Di certo non è il capo dei “Camerati”, che non ne hanno alcuno ma rappresentano semplicemente le diverse anime dell’Area.

Berizzi:una risata ti seppellirà!