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29 Aprile 2014: Corteo per ricordare Sergio Ramelli, Carlo Borsani, Enrico Pedenovi.

Ramelli 2014

Oggi  abbiamo ricevuto dalla Questura di Milano la conferma allo svolgimento, in data 29 Aprile, del tradizionale corteo in memoria di Sergio Ramelli, Enrico Pedenovi e Carlo Borsani.
Unitamente al permesso, la Questura ci ha notificato alcune diffide sulle modalità di svolgimento del corteo stesso.
A seguito della richiesta negata alla sinistra antagonista, di tenere un presidio lo stesso giorno in P.le Susa, la Questura adotta una politica cerchiobottista.
Negare la piazza ai “sinistri” è stato un atto dovuto, visto che la provocazione insita nella richiesta di quel presidio era talmente evidente da risultare addirittura malignamente stupida.
Se anche i soliti fomentatori d’odio della sinistra milanese, sindaco Pisapia in testa, non avranno il presidio, la Questura con le sue diffide ha comunque fatto il “lavoro sporco” per questi figuri, notificando divieti assurdi con l’intento di minare nel profondo un corteo che si svolge da anni dando esempio di ordine e disciplina, cosa sconosciuta ad altri cortei …
Pur negando la piazza alla sinistra, la Questura ne raccoglie il testimone e prova ad imporci un corteo anonimo e neutro … proprio come gli assassini di ieri vorrebbero fosse il ricordo dei nostri Camerati caduti.
Ci vietano le bandiere con le croci celtiche.
Ci vietano di marciare ordinati al suono dei tamburi.
Ci vietano il saluto per i Caduti.
Ma non riusciranno a non farci commemorare i nostri Caduti con Onore …. e nessuno potrà toglierci l’Onore di sfilare in loro memoria, inquadrati ed ordinati, al ritmo dei tamburi, dietro le nostre bandiere, per arrivare a volgere l’unico saluto degno a chi è caduto per l’Idea!
Il comitato organizzatore del Corteo Unitario per Sergio, Enrico e Carlo, dichiara che non consegnerà al futuro la memoria di un corteo privato dell’identità che da sempre ispira e muove gli animi dei suoi partecipanti ed il ricordo dei caduti che vi si commemorano.
Il comitato organizzatore chiama a raccolta in piazzale Susa il 29 Aprile alle ore 20.00 tutti i camerati, gli amici, i simpatizzanti e gli uomini liberi che vorranno sfilare con noi per affermare, a 39 anni dalla tragica morte di Sergio, che non si può accettare che gli assassini di ieri impongano, oggi, le modalità per commemorare le loro vittime, i nostri caduti!
Se la richiesta del presidio in data 29 Aprile da parte della sinistra antagonista, definisce il metro e la misura di questa gente che senza avere più  i numeri e la forza di prendersela con i vivi e si scaglia verso i morti … Se le parole del sindaco di Milano fanno il paio, a 39 anni di distanza, con gli infami applausi in consiglio comunale all’annuncio della morte di Sergio … Se la Questura di Milano decide di voler fare il lavoro sporco per la sinistra antagonista …
Noi risponderemo come tutti gli altri anni. Determinati, fieri, inquadrati, presenti. Per Carlo, Sergio ed Enrico. Con Carlo, Sergio ed Enrico. Per i camerati di ieri, di oggi e di domani.

Il Comitato Organizzatore Corteo Unitario per Sergio, Enrico, Carlo.
Milano, 15 aprile 2014

 

A tutti i camerati chiediamo di tenere il sangue freddo, il cuore caldo ed i nervi saldi.

Per agevolare e non complicare il lavoro del comitato organizzatore chiediamo di:
– non diffondere commenti o ulteriori notizie od informazioni su social network, forum o siti web.
– mantenere un distaccato silenzio rispetto i fecali tentativi della sinistra di infangare la memoria dei nostri Caduti.
– aiutare il successo del Corteo rilanciando esclusivamente il presente comunicato e la locandina-manifesto ufficiale dell’appuntamento.

L’unica cosa che conta, l’unico impegno da salvare, l’unica meta per la quale occorrerà conservare tutta la tensione sarà la sera del 29 Aprile, in P.le Susa. La risposta a tutto … sarà essere presenti … tutti !

 

Dibattiti e concerti, ecco il “raduno dei fasci”

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Parco solare è una stradina che si inerpica tra le colline della periferia di Cantù. All’imbocco sulla provinciale, vigilano poliziotti in tenuta antisommossa e uomini della Digos. Niente da segnalare: per un paio di giorni, venerdì e sabato della scorsa settimana, devono essersi annoiati. Al termine della salita ecco il cancello dell’impianto sportivo dove si svolge il “Festival Boreal” che riunisce i movimenti nazionalisti europei organizzato da Forza Nuova. All’ingresso i ragazzi che svolgono il servizio d’accoglienza consegnano a chi entra un braccialettino di stoffa sullo stile dei portafortuna venduti ai mercatini. La scatola che li contiene è quasi vuota: in un paio di giorni, raccontano, ne hanno distribuiti quasi settecento.
Un filare d’alberi, un largo spiazzo e, più in basso, un prato sul quale si allineano le tende dei partecipanti al raduno che hanno dormito qui. In fondo, l’edificio dove succede tutto: da una parte il bar e i tavoloni per il pranzo e la cena, dall’altra uno spazio che durante la giornata ospita i dibattiti e la sera i concerti dei gruppi di musica alternativa e rock identitario. Anche i dirigenti del movimento, quali Angelo Balletta, Duilio Canu e Marco Mantovani, lavorano insieme agli altri: è lo stile comunitario, ci tengono a sottolineare.
L’atmosfera che si respira è da festa di partito. A colpo d’occhio, non si distinguono gli italiani dagli stranieri, che rappresentano una decina di movimenti, dal British national party ali spagnoli di Democracia National, dai francesi di Renouveau agli svedesi di Nordisk Ungdom, fino ai più numerosi, gli ungheresi di Hvim e i polacchi di Ruch Narodowy, la nuova formazione che i sondaggi accreditano al 15 per cento. Sono quasi tutti vestiti allo stesso modo, maglietta e pantaloni scuri, anche per le ragazze. Fa eccezione il segretario di Forza Nuova, Roberto Fiore, in camicia azzurra. L’età media non supera i trent’anni. A piccoli gruppi, conversano in inglese. Gyula Zagyva, uno dei quasi cinquanta deputati che il partito Jobbik ha portato nel Parlamento ungherese, sta raccontando di corso Buenos Aires, c’è stato appena sceso dall’aereo un pò di shopping non guasta. Si dice stupito degli abusivi che affollano i marciapiedi. A Budapest, commenta, questo non è permesso. Due polacchi, al suo fianco, assentono. Ha appena partecipato a un dibattito sull’immigrazione: la difesa delle identità contro lo ius soli e la politica definita “migrazionista”. Sala gremita e attenta. Si è anche parlato, negli altri appuntamenti, di guerra in Siria, di matrimoni gay, ovviamente condannati, di Europa bancocentrica, di sovranità nazionale: sono i temi cari alle destre, non soltanto radicali.
Sarebbe dunque questo l’abominio nazi-fascista agitato per settimane dalla sinistra, Pisapia in testa. Sabato, inaugurando un giardino intitolato alla Resistenza, si era scagliato contro il suo omologo di Cantù, Claudio Bizzozero, che di destra centro non è, reo d’aver concesso lo spazio. Un “sindaco piccolo piccolo” l’aveva bollato con sprezzo un assessore milanese, Pier Francesco Majorino. La vicesindaco Lucia De Cesaris era stata più dura: secondo lei, il diritto alla libertà d’espressione qui non si applica, perchè quelle dibattute al “Boreal” non sono idee. Un’affermazione che spaventa, densa com’è d’intolleranza ideologica.
Mentre a Cantù, per usare le parole di Pisapia, si celebrava istigazione all’odio e alla violenza, i bravi ragazzi dei centri sociali, armati di mazze, avevano democraticamente assaltato una sede di Forza Nuova in un quartiere di case popolari, per fortuna vuota. Milano è la città nella quale, a metà febbraio, gli antagonisti avevano ridotto in fin di vita un giovane, colpevole di non essere comunista. La notizia era stata diffusa soltanto un paio di settimane fa, per non destare allarme. I No Tav, dediti al terrorismo, come sostiene anche il giudice Caselli, sono riveriti e coccolati dalla giunta arancione. E’ dagli anni Settanta che musica non cambia: i compagni che sbagliano, vedi Br, meritano comprensione. Il pericolo, si sa, è fascista.

Renato Besana, Libero

Il Festival Boreal visto da fuori

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Chi ci è stato, anche solo per un pomeriggio, sa di cosa parliamo. Nulla che si possa spiegare a parole. Un pò come fotografare bellissimi paesaggi africani, infiniti cieli blu, montagne imponenti,  sconfinate savane. E i leoni. Guardi la foto e non è la stessa cosa. Ti sembra tutto piccolo, troppo piccolo. E i colori, non sono quelli… Solo chi ci è stato, ha provato tante emozioni. Solo chi ha bevuto con noi, chi ha mangiato con noi, chi ha cantato con noi, chi ha urlato con noi, chi ha parlato con noi, chi ha vissuto con noi anche solo un attimo di questi tre giorni avrà per sempre nel cuore le tante emozioni. Per questo, abbiamo deciso di non raccontare in prima persona il Festival. Per questo, abbiamo deciso di farlo raccontare da due giornalisti. Il primo Maghdi Abo Abia di Giornalettismo. Il secondo Giannino della Frattina de il Giornale. Forse non la pensano come noi, di certo però hanno scritto quello che hanno visto senza pregiudizi, senza filtri, senza infingimenti. Grazie ragazzi e grazie sindaco Bizozzero, hai dato una grande lezione al tuo collega milanese. Lui la democrazia la predica, tu la pratichi. Lui è il sindaco di alcuni. Tu di tutti.

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Viaggio al Festival Boreal. Mafgdi Abo Abia

MANIFESTAZIONE POLITICA – Dopo la nostra partecipazione alla conferenza stampa, siamo stati invitati ad assistere ad un convegno sull’immigrazione che ha visto la partecipazione, oltre a Roberto Fiore ed a Nick Griffin del British National Party, di Manuel Canduela, presidente di Democracia National e di Gyula Gyorgy Zagyva, vice presidente di HVIM e parlamentare del partito Jobbik. La conferenza ha visto la partecipazione di circa 200 persone, tutti militanti o simpatizzanti appartenenti ai principali movimenti nazionalisti europei, che con la loro presenza hanno consentito al Festival Boreal di assumere un contorno “politico” anche attraverso le altre conferenze organizzate che si sono occupate della difesa della famiglia e della questione siriana.

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L’ATTACCO ALLA SEZIONE DI MILANO SUD – Il Festival al momento, dal punto di vista numerico, è un sicuro successo. Alle 12 di sabato 14 settembre sono stati registrati circa 400 ingressi. E dire che la scaletta è stata stravolta nella giornata di venerdì. La presentazione delle 11, che avrebbe dovuto vedere la presenza di Roberto Fiore, leader del Movimento, è stata cancellata per “questioni organizzative”. Marco Mantovani, responsabile stampa di Forza Nuova, ha spiegato che è stata tutta colpa di questioni logistiche: «gli ungheresi sono arrivati in ritardo ed anche Roberto Fiore ha avuto un contrattempo, ma niente di grave». Lo stesso Mantovani, prima della conferenza sull’immigrazione alla quale Giornalettismo è stato autorizzato a partecipare, conferenza anche questa iniziata in consistente ritardo, ha spiegato che nella serata di ieri «trenta antagonisti armati di caschi e bastoni hanno assaltato una nostra sede a Milano Sud, non ancora aperta, ma siamo riusciti a respingerli. Chissà, forse pensavano che dentro non ci fosse nessuno, come facevano i partigiani», parole queste ultime che hanno scatenato l’applauso della sala.

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