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L’ipocrisia di Mr. Letta

>>>ANSA/ LETTA, IO SEMPRE PIU' DETERMINATO, STOP AUTOLESIONISMO

Dall’Emirato del Dubai, dove si è riunito con esponenti locali della politica e dell’economia, il premier Letta ha trovato il tempo di definire quella di Grillo “una corsa alla barbarie” e di dichiarare che a Sochi, citta russa dove si svolgeranno i prossimi giochi olimpici e alla cui inaugurazione si recherà, affermerà i “diritti dei gay”.
Più che sui c.d. “diritti” degli omosessuali o sulle “barbarie” di Grillo, il white collar Letta avrebbe dovuto meditare sui “diritti” negati a tanti lavoratori asiatici che nell’Emirato del Dubai sono sfruttati in maniera scandalosa dalle élite locali soprattutto nel settore edilizio: fino a quattordici ore al giorno sotto il sole cocente del deserto con una paga pari a circa cento euro mensili, nel nome di Allah naturalmente; alla fine della lunga giornata operai provenienti dal Pakistan, dal Bangladesh e da altri luoghi della miseria sono poi trasportati come mandrie in capannoni di cemento dove sporcizia e degrado la fanno da padroni, senza servizi igienici, ammassati come bestie in stanzette dove ci dormono in dieci.
Di questi diritti negati, di siffatte – quelle sì – barbarie, meglio non parlarne, soprattutto se col Dubai bisogna farci buoni affari, come la partecipazione dell’Emirato all’imminente Expo milanese e l’ingresso di Etihad, la compagnia aerea degli Emirati Arabi Uniti, in Alitalia.
Non siamo così ingenui da non capire che l’interesse di Stato può anche far chiudere gli occhi di fronte alle ingiustizie che si commettono in un Paese ma se questo ragionamento vale per il Dubai – a proposito, come sono messi lì coi c.d. “diritti” dei gay ? – allora vale anche per la Russia dove almeno, a differenza dell’emirato arabo, il popolo può esprimersi in libere votazioni.
Quindi Letta porti pure a casa dei buoni affari, se ci riesce, ma eviti di squittire banalità e di farsi compatire; soprattutto ora che la Francia socialista e “droitdelhommiste” su quei c.d. “diritti” ha già fatto una clamorosa quanto benemerita marcia indietro.

Alleanza Cattolica tenta una goffa operazione egemonica tra le “Sentinelle in piedi”

sentinelle

Il video di Repubblica

Quanto accaduto domenica pomeriggio in piazza San Fedele a Milano – nel corso del presidio di protesta, organizzato dalle “Sentinelle in piedi”, contro la legge che punisce il reato di omofobia – ha dell’incredibile.

Una trentina di forzanovisti, giunti a dare il proprio sostegno e contributo all’iniziativa, sono stati invitati dal servizio d’ordine degli organizzatori, a non utilizzare alcuni testi che avrebbero voluto leggere nel corso della manifestazione stessa, imperniata, come noto, sulla presenza silenziosa di uomini e donne impegnati a presidiare un luogo pubblico leggendo.

Ecco i titoli non graditi dagli organizzatori:

–        “Omofollia” pamphlet edito dal Centro Studi Jeanne d’Arc, appositamente redatto con carattere divulgativo al fine di contribuire alla buona battaglia contro l’ideologia omosessualista;

–        la rivista “Ordine Futuro”.

Una vera e propria censura, volta ad impedire la visibilità di Forza Nuova all’interno dell’iniziativa.

Un’azione paradossale, che contraddice il senso di una battaglia a favore della libertà d’espressione in difesa della morale naturale e cristiana.

Evidentemente alle “Sentinelle in piedi”, almeno a coloro che hanno “messo il cappello” sull’iniziativa, non interessa il contributo di chi vuole schierarsi sul fronte di una doverosa e sacrosanta battaglia, anzi sembrano temere che una certa presenza possa risultare d’intralcio. Intralcio a cosa? Forse ad una gestione soft della protesta. Questo lascerebbe, infatti, intendere il contenuto del manifesto del “si alla famiglia” – caratterizzato dalla volontà di non dispiacere troppo ai sovvertitori del costume sessuale e non solo – presentato lo scorso 1 dicembre a Torino e redatto da Alleanza Cattolica, i cui esponenti sono fra i principali responsabili delle “Sentinelle in piedi”.

Alleanza Cattolica, lo strano sodalizio capace di compiere nel corso degli anni un fantastico trasbordo ideologico, passando dalle posizioni controrivoluzionarie e lefevriane d’origine alla difesa ad oltranza del Vaticano II, al liberismo, al filo-americanismo ed al filo-sionismo.

Alla luce di ciò sembra, dunque, probabile il tentativo di controllare e addomesticare la reazione anti-omosessualista, ostacolando di fatto la presenza e l’azione di chi non accetta compromessi con l’errore e la menzogna.

Nel fine settimana in piazza per la famiglia naturale

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Nell’Italia in cui Guido Barilla è costretto a scusarsi per aver esternato pubblicamente come preferisce gestire gli spot pubblicitari della sua azienda, nel Paese in cui l’avvocato Giancarlo Cerrelli è stato attaccato dall’Argigay e dall’ordine degli psicologi per aver avuto l’ardire di affermare che esistono leggi e giurisprudenza “in base alle quali le aggressioni e le vere discriminazioni degli omosessuali oggi in Italia sono già punite”, nella Repubblica in cui il ministro Kyenge si dice favorevole della sostituzione degli obsoleti termini “madre” e “padre” con i più democratici “genitore 1 e 2”, qualcosa si muove.

Non si muove soltanto la legge Scalfarotto che dopo l’approvazione alla Camera prosegue il suo iter e arriverà in Senato, ma dal basso prende forma, voce e vita un movimento che risveglia le coscienze e mobilita le masse, portando le persone in piazza per dire no ad un provvedimento presentato come “contro l’omofobia” ma realizzato ad arte per impedire che qualunque voce contraria si levi contro l’ormai imperante ideologia del gender.

A onor del vero qualcosa si era mosso già quest’estate. Sebbene con una ridotta eco sui media, il 25 e il 26 luglio a Roma diverse centinaia di persone hanno partecipato alla manifestazione organizzata da Uomini donne bambini, un movimento apolitico e apartitico nato per sensibilizzare i parlamentari e invitarli a rivedere i contenuti di una legge che pregiudica irrevocabilmente la libertà di espressione, e quella organizzata da Manif pour tous Italia, associazione ispirata all’omonimo movimento che in Francia ha portato nelle piazze oltre un milione di persone che con forza si sono opposte alla legge Taubira, che ha legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Qualche giorno dopo, il 5 agosto, a Brescia e Bologna si sono dati appuntamento Le sentinelle in piedi che, sul modello dei Veilleurs debout francesi, vegliano in silenzio, pacificamente, con un libro in mano, per protestare contro chi vuole toglier loro la libertà di esprimersi. Le sentinelle in piedi sono scese in piazza anche a settembre, di nuovo a Brescia e poi a Bergamo, segno che quei primi veglianti silenziosi stavano facendo breccia nelle coscienze sopite.

Trascorsa l’estate, superato il terremoto politico, se la legge prosegue in sordina il suo percorso verso il Senato, in silenzio ma con altrettanta determinazione si allarga il fronte di coloro che prendono coscienza del grande inganno, ovvero che la legge presentata come “contro l’omofobia” altro non è che una limitazione inaccettabile del diritto d’espressione sancito dalla Costituzione.

La neonata Manif pour tous Italia ha dato appuntamento per il prossimo fine settimana in diverse piazze italiane: venerdì 11 ottobre a Roma alle 19:00 davanti al Pantheon, in contemporanea in Piazza Municipio a Bolzano, in Piazza XX settembre a Bologna, a Pisa in Piazza Cairoli e a Bisceglie in Piazza Vittorio Emanuele II. Il 12 ottobre invece alla stessa ora la mobilitazione toccherà Venezia, e l’appuntamento per i veneti è a Campo Manin.

A Milano invece, in Piazza Cordusio, sabato 12 ottobre alle 17 si sono dati appuntamento Le sentinelle in piedi di Milano insieme a quelle di Brescia e Bergamo. La rete interprovinciale ha preso forma nelle ultime settimane con l’obiettivo di non arrendersi di fronte ad una legge liberticida e di sostenere la famiglia, quella naturale, ormai la specifica è d’obbligo, fondata sull’unione tra un uomo e una donna.

Cambiano i luoghi, la forma, gli ideatori delle iniziative, ma questo fine settimana in Italia si farà sentire un’unica voce. Nell’assoluto rifiuto di qualsiasi atteggiamento di umiliazione, derisione e violenza nei confronti di ogni essere umano, si esige che sia difeso il diritto fondamentale dei figli ad avere un papà e una mamma, e di tutti i cittadini di esprimersi a tutela della famiglia.

Chi non potrà essere presente questo fine settimana si tranquillizzi, le veglie, le manifestazioni, le mobilitazioni contro la legge Scalfarotto sono soltanto all’inizio, e come ha ricordato sabato a Milano Tugdual Derville, portavoce della Manif pur tous, intervenendo al convegno organizzato da Alleanza Cattolica “il percorso è lungo”. E anche accidentato, aggiungiamo noi, ma l’esperienza francese insegna che dire no è ancora possibile. Occorre essere audaci. Lo ha detto lo stesso Derville: «La forza del movimento francese si è basata sulla spontaneità, sull’audacia, sull’unità delle diversità, se siamo diventati così tanti e continuiamo a batterci anche se la legge è ormai passata è solo perché sappiamo che la posta in gioco è troppo alta, che c’è in gioco il futuro dell’umanità intera e perché, come ha detto Benedetto XVI, la questione sociale è diventata questione antropologica».

Non scendere in campo oggi significa diventare un potenziale fuorilegge domani, sul piano mediatico prima e sul piano giuridico poi, significa non esser più liberi di chiamare le persone o le cose con il loro nome, significa rischiare di essere espulsi soltanto per aver detto “Finocchio”

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