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Fiano si interroga sulla campagna web di Forza Nuova ma non sul razzismo al suo paese

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AGENPARL – Roma, 13 mag – La campagna web di Forza Nuova partita oggi, “L’immigrazione uccide”, fomenta l’odio contro gli immigrati associando i drammatici fatti di cronaca recente, che tutta l’Italia civile condanna senza appello, al dibattito politico aperto in questo Paese da anni, su quali leggi applicare per disciplinare l’immigrazione e tutelare i diritti di ciascuno. Per altro, come è noto, i fatti di Milano nulla hanno a che vedere con il dibattito sullo ius soli e il reato di immigrazione clandestina. Chiederò al ministro Alfano, con una interrogazione urgente, di far verificare l’attività di questo noto gruppo di estrema destra, anche alla luce di queste dichiarazioni e della legislazione vigente che vieta la diffusione di idee discriminatorie e razziste.
Lo dichiara in una nota Emanuele Fiano, parlamentare del Pd.

Il clandestino era fuori a causa di magistrati compiacenti, mantenuto a Milano da associazione xenofila

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Adam Mada Kabobo, 31 anni, era, come accade spesso leggendo articoli di cronaca nera con protagonisti immigrati, già noto alle forze dell’ordine. Clandestino e con parecchi precedenti penali era stato fermato lo scorso 15 aprile a Milano in viale Monza, per un controllo: era senza documenti. Gli vennero prese le impronte digitali ma non poterono espellerlo perché – udite udite – Kabobo aveva fatto richiesta di asilo politico non appena giunto in Italia, nel luglio del 2011 a Bari. Richiesta esaminata e poi rigettata dalla Commissione territoriale. Ma “grazie” alla solita associazione collaborazionista di stampo xenofilo, l’africano aveva presentato ricorso, ancora in attesa di giudizio, al tribunale di Bari.

Come tutti quelli che sbarcano in Italia, venne trasferito al Centro di accoglienza per i richiedenti asilo (Cara) di Bari dove visse da noi mantenuto per diverso tempo. Con stipendio noto di 45€ al giorno, coi quali, forse, ha comprato il piccone. Ci rimase fino ad agosto, quando fu protagonista dei disordini insieme ad altri 200 immigrati: venne arrestato per furto aggravato, resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio. Ma tutto questo non bastò a rimandarlo a casa e rigettare seduta stante la sua richiesta di asilo politico.

Anzi, viene scarcerato dal solito magistrato xenofilo e si trasferisce a Foggia dove fa una rapina: ma ancora non basta per metterlo in galera o espellerlo, un altro magistrato amico lo manda ai “domiciliari” che, ovviamente, Kabobo non rispetta e viene finalmente arrestato e trasferito nel carcere di Lecce. Dove distrugge oggetti nella sua cella. Dite che lo espelleranno? No, viene scarcerato il 17 febbraio. Motivo? Decorrenza dei termini di custodia.

Da allora sparisce per poi rispuntare a Milano. Dove uccide. Ma secondo informazioni giunte a VoxNews, il clandestino è stato curato e mantenuto da una nota associazione xenofila di Milano, una di quelle che dà sostegno ai clandestini.

Questa è l’Italia del 2013. Vi sembra normale che basti “fare appello” ad una richiesta di Asilo rigettata, per rimanere in Italia grazie a magistrati compiacenti? E vi sembra normale che non basti rubare, distruggere e picchiare perché questo appello venga bocciato senza nemmeno essere preso in considerazione? Cosa deve fare, un “povero” clandestino per farsi espellere?

Quanti di quelli che in questi giorni le crocerossine della guardia costiera stanno traghettando a Lampedusa, tra qualche mese, uccideranno?

Fonte >  Vox News

http://voxnews.info/2013/05/12/strage-milano-clandestino-era-fuori-a-causa-di-magistrati-compiacenti-mantenuto-a-milano-da-associazione-xenofila/

L’immigrazione uccide! La classe politica è il mandante

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Lo stupro e l’omicidio di Livorno e i gravissimi fatti di Milano inchiodano i fautori dell’ immigrazionismo alle loro responsabilità.

“ Il dibattito innestato negli ultimi giorni dalle assurde proposte del neonato “ Ministero dell’ Integrazione” ideato dal governo PD – Pdl, sull’introduzione in Italia dello “ ius soli”, trova nei recenti, e certamente non isolati ( solo per citarne uno ricordiamo lo stupro brutale subito da una giovane austriaca a Vicenza, autori due ghanesi) , gravi fatti di cronaca uno dei motivi più drammatici della sua inapplicabilità.
Lo stupro e l’omicidio di Ilaria Leone a Livorno, ad opera di un senegalese senza permesso di soggiorno e destinatario di un provvedimento di espulsione – e i gravissimi fatti di Milano – un ghanese, già fermato per rapine, danneggiamento, furto e resistenza, che uccide a colpi di piccone un uomo e ne ferisce seriamente altri due, con altri feriti meno gravi, inchiodano i fautori  dell’ immigrazionismo alle loro responsabilità.
In entrambi i casi si trattava di immigrati che vivevano in Italia già da qualche anno, il primo lavorava e aveva anche amici italiani, e i loro delitti fanno da contraltare alle dichiarazioni irresponsabili e surreali che provengono da una classe politica aliena – dalla Boldrini alla Kyenge alla Idem – ai drammi dell’integrazione impossibile cui sono costretti quotidianamente gli italiani che vivono a stretto contatto con il fenomeno.
Quale differenza ci sarebbe di fronte alla dura realtà che ci investe dalle pagine di cronaca e dalle periferie delle nostre città se si dovesse concretizzare la proposta dello “ ius soli” e l’abolizione del reato di clandestinità? Gli assassini di Livorno, di Milano potrebbero essere stati immigrati regolari o addirittura cittadini italiani, seppellendo cosi,  oltre che le povere vittime, l’intero problema sotto la coltre di silenzio e di complice omertà.
Forza Nuova, che fin dalla fondazione si batte per il blocco dell’immigrazione e per l’umano rimpatrio, avvia una campagna di immagini sul web sul tema: “ L’IMMIGRAZIONE UCCIDE – LA CLASSE POLITICA E’ IL MANDANTE”, allo scopo di evidenziare l’astrattezza delle proposte della politica che crolla miseramente di fronte al sangue degli italiani e ritiene responsabili di istigazione e concorso in omicidio quei politici e quei magistrati che – i primi con proposte criminali, i secondi con altrettanto colpevoli omissioni e con sentenze indulgenti – annebbiati dalle loro idee politicamente corrette, mettono la testa sotto la sabbia di fronte alla strage degli italiani.

On Roberto Fiore
Segretario Nazionale FN

La violenta giornata sporca di sangue italiano del clandestino pregiudicato Kabobo.

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Milano – Il bilancio finale di due ore di follia è quasi da attentato terroristico: un morto, due in fin di vita, altri due feriti e una sesta persona sfuggita per miracolo alla morte. Un striscia di furore iniziata alle 4.30 e conclusa alle 6.35 quando finalmente i militari, allertati purtroppo con grande ritardo, sono riusciti a bloccare l’omicida, un africano di 31 anni che ha detto solo: «Ho fame».

Quartiere Niguarda, periferia nord di Milano, una tranquilla zona residenziale sviluppatasi attorno al grande ospedale edificato a fine degli anni Trenta. Sono le 4.30, il quartiere dorme ancora mentre per le strade si aggira un «mostro» armato di spranga. Incrocia Andrea Carfora, 23 anni, sta rientrando dopo una serata trascorsa con un amico. Gli si para davanti gli fa cenno con la mano di avvicinarsi. Poi appena a tiro gli sferra un colpo. Il ragazzo lo para con il braccio sinistro poi scappa. Fa il giro dell’isolato, vede che l’aggressore è sparito, si infila in casa e va a letto. Si sveglierà tre ore dopo dolorante e andrà in ospedale dove scoprirà di aver aperto una lunga lista di feriti.

Alle 5.15 tocca a Francesco Niro, 50 anni, operaio di rientro dal turno di notte, non sa chi e cosa l’abbia aggredito alle spalle, una botta in testa, cade a terra svenuto. Quando riprende conoscenza, torna a casa sanguinate, la moglie Antonella chiama il 118 che lo porta in ospedale. Poco dopo le 6 Antonio Marisco, 56 anni, esce per portare fuori il cane. Vede l’ africano, che nel frattempo ha cambiato arma, venirgli incontro con un piccone in mano, si insospettisce e quando nota che, appena superato, questi si gira. Lui si infila a razzo nel portone. Salvo per caso. Come è salvo per caso quel signore che ieri in piazza raccontava come lui a quell’ora sia solito farsi un giro in bicicletta: ieri ha forato ed è rimasto a casa. Alle 6.22 portava a spasso il cane anche Ermanno Masini, 64 anni, pensionato. Non fa in tempo ad accorgersi di nulla e viene colpito alla testa. Raccolto in coma, viene ricoverato in prognosi riservata.

Non aveva sonno Alessandro Carole, 40 anni, forse anche perché è disoccupato e non riesce a trovare lavoro. Saluta la mamma, appena rimasta vedova, «Vado a prendere un caffè» e appena in strada incontra la morte. Su di lui l’africano si accanisce con particolare ferocia, dopo il primo colpo che lo fa stramazzare a terra, ne sferra altri 4, alla testa e all’addome. Portato d’urgenza in ospedale, verrà dichiarato morto alle 8.32. Stessa sorte appena cinque minuti dopo per Daniele Carella, 21 anni. A differenza degli altri, tutti colpiti sotto casa, lui viene da Quarto Oggiaro, qualche chilometro più a ovest. Ha accompagnato il padre che distribuisce giornali alle edicole. Anche per lui una gragnuola di colpi a tradimento, sferrati con tanto foga da spezzare il manico del piccone. È più grave di Masini, le sue condizioni sono disperate.

Solo a quel punto arriva finalmente una chiamata al 112, un passante segnale «Un giovane dalle pelle nera con un’ascia in mano». Alle 6.28 viene diramato l’allarme agli equipaggi, alle 6.35 l’uomo viene individuato. Vendendosi braccato, scaglia il piccone contro i militari poi tenta una fuga disperata. Viene raggiunto e immobilizzato, nonostante si dibatta come un forsennato. Portato al comando provinciale di via Moscova, ha lo sguardo allucinato, ma non sembrerebbe in preda ad alcol o droghe. Non parla italiano, provano con l’inglese, ottenendo qualche risposta confusa. Si riesce solo a capire «dormo per strada» e «ho fame».

Inutile chiedergli perché lo abbia fatto. Dalle impronte digitali si risale ad Adam Mada Kabobo, nato in Ghana nel 1982, sbarcato in Italia, Puglia per la precisione, nell’estate 2011, dove chiede asilo. Rinchiuso al Centro accoglienza richiedenti asilo di Bari, il 1° agosto partecipa a una rivolta e finisce in carcere. Ottenuta la libertà ricompare a Foggia dove viene nuovamente arrestato per una rapina. In galera distrugge un televisore, non è tipo tranquillo, poi però viene scarcerato il 17 febbraio 2012. Nel frattempo la sua richiesta d’asilo viene respinta, lui fa ricorso e per questo non può essere espulso. Ricompare a Milano dove viene fermato e controllato il 15 aprile di quest’anno. Poi più nulla, fino a ieri mattina.

http://www.ilgiornale.it/news/interni/prende-picconate-i-passanti-milano-due-ore-follia-916421.html