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Apprendiamo con sconcerto dell’intervista rilasciata su Repubblica (pagina 5 edizione milanese del 29 luglio 2015) nella giornata di ieri da parte di Carlotta Sami, portavoce per il Sud Europa dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR).

La nouvelle Boldrini, evidentemente con l’intento di eguagliare e forse in futuro di superare l’attuale presidente della Camera in quanto a uscite inqualificabili sul tema, definisce l’invasione migratoria in atto come un fenomeno ormai strutturale e, per questo fatto, ineliminabile in futuro.

Di più, la portavoce supporta pubblicamente e propone l’esportazione di un presunto “modello Milano” per l’accoglienza, basandosi sulla presunta ottima gestione dell’emergenza nel contesto della Stazione Centrale di Milano, invasa nelle scorse settimane da una mole enorme di profughi e presunti tali.

Nel corso dell’intervista, la Sami liquida in poche parole come “situazione particolare” quella di una delle tantissime altre zone che, a differenza della più mediatica e visibile Stazione Centrale, l’amministrazione comunale ha deciso di ignorare, cioè Porta Venezia e il parco Indro Montanelli.

La cosa più grave però, è che la Sami glissi completamente (in pieno stile “sinistra al caviale”) sulla situazione tragica di degrado totale che negli ultimi mesi ha letteralmente cambiato in peggio il volto della periferia milanese.

A Gratosoglio e a Rogoredo, solo due dei tanti esempi possibili, Forza Nuova è stata presente al fianco dei cittadini italiani in lotta contro il degrado e l’abbandono delle periferie, dove della Sami e sodali non c’è mai traccia. 

Forza Nuova Milano ribadisce dunque con ancora più forza la natura malsana tout court del fenomeno migratorio in atto, nocivo sia agli Stati di partenza, privati della loro popolazione più giovane e in forze che viene nei paesi occidentali per essere schiavizzata e gettata nelle braccia della criminalità, sia agli Stati dove l’immigrazione è diretta, il cui tessuto sociale, già colpito dalla crisi, non è in grado di far fronte alla mole di arrivi attuale.

Per questo motivo, rifiutiamo che tale situazione sia strutturale e inevitabile, bensì frutto di una precisa volontà politica suicida e autolesionista di gran parte della classe dirigente locale e nazionale. 

 

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