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Se lo dice il Corriere…

Una consulente della Procura e docente universitaria, affetta da una malattia degenerativa, separata, residente in una bella casa di corso Monforte con una mamma molto anziana e con una zia da accudire che abitava in un appartamento vicino al suo. Non c’erano altri familiari che potevano o volevano dare un aiuto. Al che, improrogabile era stato il ricorso a una badante. Venne assunta una signora ucraina che inizialmente aveva prestato servizio per la consulente e che poi era stata dirottata dalla zia. Sarebbe stato animalesco, diabolico e infame solo pensare di approfittarsi della debolezza delle tre donne. L’ucraina ha fatto di peggio.
Quotidiano e devastante è stato il lavorio di persuasione ai danni della zia ultraottantenne, acciaccata e sola. La badante ha strappato uno stipendio faraonico per il mestiere che faceva e per i parametri di mercato, soprattutto considerato che aveva garantito il vitto e l’alloggio: il salario s’aggirava sui 2.500 euro netti al mese. Dopodiché, non sazia, era riuscita a far aprire un contratto per un cugino, chiamato dall’Ucraina e inquadrato come colf. Naturalmente, in casa, quel cugino pelandrone non ha mai mosso un dito. S’è invece accomodato sul divano ed è stato così a proprio agio da richiamare altri familiari ancora, arrivati di corsa. In breve, l’appartamento della zia è stato «occupato» da questo sciagurato clan dell’Est.
È durata mesi e ancora mesi. La storia si è chiusa qualche tempo fa ma è emersa soltanto adesso. Domanda: possibile che non si sia accorto mai nessuno? Certo. Possibilissimo. La zia è stata anche derubata di una somma totale sui cinquantamila euro. A volte l’ucraina le chiedeva soldi per presunti lavori a suo dire necessari per la casa; altre volte la zia firmava assegni che la badante e i familiari si divertivano a incassare per andare direttamente a comprare vestiti lussuosi. La consulente, davvero in difficoltà sia fisiche sia mentali, forse aveva anche intuito qualcosa ma non era riuscita a opporsi, a generare una controffensiva.
Provvidenziale è stato il riavvicinamento dell’ex marito, che ha (ri)cominciato a frequentare l’abitazione. A capire. E a sostenere la donna affinché denunciasse. L’inchiesta, lunga, complicata, è stata condotta dal commissariato di Scalo Romana diretto da Angelo De Simone. Difficile è stato provare che gli assegni fossero stati estorti: in fondo riportavano la firma della zia la quale, intanto trasferita in una casa di riposo, non aveva memoria di violenze subite. Alla fine la badante e il parente sono stati indagati per circonvenzione di incapace e furto. Faticoso è stato anche licenziare gli ex dipendenti e allontanare il clan. La burocrazia come al solito ha ostacolato il compiersi di percorsi logici e giusti. In attesa del processo, che sta per iniziare, la badante ha fatto perdere ogni traccia. Forse è tornata in Ucraina per investire l’incasso.

http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/14_aprile_02/assume-badante-lei-occupa-casa-7c0a709c-ba31-11e3-9050-e3afdc8ffa42.shtml

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