pederasti

Non vogliamo sembrare – e non siamo – bigotti. Chi ha desideri omosessuali se li sfoghi e non ce ne frega un emerito nulla; non pretenda però di presentarli come manifestazione culturale (non lo sono più di quanto non lo sia andare a prostitute) e soprattutto non pensi d’imporli come un’opzione digeribile nel quadro dei rapporti familiari ed umani.
Questo invece si pretende a Bologna, dove la manifestazione annuale “Gender Bender” quest’anno coinvolge pure i bambini.
“Il pelo nell’uovo” , questo il titolo del festival gay-lesbico che si svolgerà dal 23 ottobre all’8 novembre a Bologna prevede, nel suo programma, alcuni spettacoli tra cui spiccano “La bella Rosaspina addormentata”, dedicato ai ragazzi dagli otto anni in su; destatasi da un lungo letargo Rosaspina s’innamorerà d’una principessa.
Come ben ha sottolineato Tommaso Scandroglio in un suo articolo apparso in rete “…questo progetto “pedagogico” omosessualista… carpisce la fiducia dei più piccoli per poi sedurli – non sessualmente – ma ideologicamente. Simili operazioni di rivisitazione in chiave gay dei classici per bambini lasciano la sgradevole impressione che la purezza di queste fiabe sia come stata stuprata, violata nell’intimo. La fiaba ha una sua importanza per la sua capacità di ridurre la complessità del reale a categorie morali semplici: da una parte il bene e dall’altra il male. L’efficacia di tale strumento narrativo è stato qui (ab)usato per inserire nella casellina “bene” i rapporti omosessuali, forti del fatto che i piccoli spettatori non hanno sufficienti filtri critici per giudicare da se stessi ciò che vedono e che se “un grande” gli dice che questo è buono c’è da credergli ad occhi chiusi. L’innocenza è stata violata.”
Ma non c’è solo questo. Nel programma compare anche uno spettacolo di danza, intitolato significativamente “Lolita”, interpretato da una bambina di undici anni. (Nel romanzo di Nabokov Lolita è una ragazzina sedotta dal patrigno); la spiegazione degli organizzatori, di fronte alle obiezioni della Direzione del Lavoro di Bologna che ha chiesto una modifica del copione per tutelare salute fisica e morale della piccola ballerina, è nel senso che si tratta semplicemente di <<un lavoro che riflette sull’immagine di bambini-adulti, bambini-sexy e bambini di successo che tutti i giorni i media ci propongono. Un lavoro che si interroga su cosa significhi essere bambino oggi, che modello venga loro proposto e cosa loro introiettino (sic).
E per rimanere nel tema degli ammiccamenti alla pedofilia, lasciamo all’immaginazione di ognuno che cosa possa “introiettare” lo spettacolo chiamato “Victor”, dove danzano un adulto e un bambino; questo il commento ufficiale del festival: “Un uomo e un bambino danno vita a un duetto di corpi. Il primo ha già percorso un lungo cammino; il secondo vuole crescere il più in fretta possibile. Il risultato è una prova di potere giocata con armi impari. A fronteggiarsi sono la grandezza e l’onestà, la forza e l’innocenza, che in fondo non desiderano altro che incontrarsi a metà strada“.
Questo genere di “incontri”, a noi, ci “introietta” che questo paese diventerà un cimitero se non sarà capace di reagire con energia contro queste fogne.

Gianni Correggiari

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