Bologna: Fioravanti Mambro e Ciavardini incastrati da ragion di Stato.
Di Marco M. • ago 12th, 2010 • Categoria: Attualità & controinformazione, Primo pianoEsaminando i fatti ci siamo resi conto che io e Francesca siamo stati messi in mezzo per una ragione. Parafrasando il titolo di un film ‘lassu’ nessuno ci odiava’. Era successo che noi dovessimo essere messi in mezzo. Questa messa in scena ha avuto aspetti feroci.
Dopo la strage persone sono state uccise ma in uno Stato feroce, veramente malvagio e al servizio della Cia, come sosteneva l’accusa, noi saremmo stati uccisi in carcere”. Valerio Fioravanti parla lentamente: condannato per la strage di Bologna insieme con la compagna Francesca Mambro e a Luigi Ciavardini, risponde alle domande dell’ANSA.
”Se in Italia le cose avessero funzionato come nei film americani, a noi ci avrebbero ucciso in carcere. Sarebbe stato facile pagare un killer della camorra, un drogato, un poveraccio”. Fioravanti continua a dire da anni di essere stato ”incastrato” per una sorta di ”ragion di Stato” e che, lentamente, e’ stata trovata una soluzione che non affronta la verita’ dei fatti.
”I vertici dei servizi venivano in aula quasi a discolparsi e cercavano di dire ‘l’abbiamo dovuto fare’. Purtroppo, un certo clima politico non ha permesso che si ascoltassero e capissero queste voci. Il libero convincimento di alcuni magistrati bolognesi, che ci hanno condannato, ha pero’ permesso ad altri magistrati di altre citta’ di proscioglierci o addirittura di farci uscire. Come se ci fosse non un bilanciamento giuridico ma storico.
Noi delle colpe le abbiamo ma non siamo i peggiori criminali d’Italia. In qualche modo questo, dai tribunali, e’ uscito”. Alla fine una soluzione ”all’italiana” e’ stata trovata ma questa – sostiene Fioravanti – non e’ la verita’.”A noi e’ stato implicitamente chiesto di non fare scandalo; di non urlare troppo forte la nostra innocenza. E’ un compromesso che a volte ci pesa e considerate che altre colpe le abbiamo e altre punizioni le abbiamo meritate…”.
La verita’ di cui parla Fioravanti ha un risvolto internazionale, di necessita’, che impose di trovare in fretta e furia un colpevole per coprire o una esplosione accidentale di un carico di plastico trasportato dall’Fplp, l’ala estremista e marxista del movimento palestinese, o una operazione internazionale che intendeva punire l’Italia per la sua politica filo araba e l’avvertimento che aveva permesso al leader libico Gheddafi di salvarsi dalla trappola ”occidentale” tesagli a Ustica. ”Dovendo l’Italia tenere le cose comunque nascoste, la pista e’ stata portata lontana dal Medio Oriente e l’unica pista che apparteneva alla ‘tradizione’ italiana era quella delle bombe fasciste”.
Quello che dicono Carlos e Cossiga ”suscita in me una idea di estrema verosimiglianza”, spiega Fioravanti. ”Come raccontano le commedie su Arlecchino, il servitore troppo pauroso prende le botte sia da una parte che dall’altra. Noi non siamo la Francia, l’Inghilterra, Israele; non abbiamo quella compattezza del nostro popolo alle spalle. Non c’erano molte alternative: abbiamo avuto questa linea ondivaga e l’abbiamo pagata”. ”Cossiga da un lato e Carlos dall’altro sembrano fornire tutti gli elementi mancanti ai processi. Carlos dice: ‘l’esplosivo era nostro, non volevamo fare un attentato, lo stavamo solo spostando’.
L’idea di Cossiga che si sia solo trattato di un incidente aiuterebbe a risolvere il problema del mandante e del movente, che e’ un’altra cosa misteriosa”. Al centro a collegare le interpretazioni che danno Carlos e Cossiga c’e’ lo stesso uomo: Thomas Kram, terrorista tedesco legato a Carlos. Kram arriva a Bologna, segnalato dai servizi tedeschi, il 1 di agosto. Gli italiani (solo loro?) lo pedinavano. Lo avevano fermato il 31 luglio di quell’anno a Milano poi arriva il 1 agosto e riparte da Bologna il 2 agosto ed entra in clandestinita’ da quel giorno.”Viene rintracciato dai servizi segreti bulgari a Sofia nell’ottobre dell’80 quando insieme a Margot Frolich e Carlos hanno una conversazione che viene intercettata dai servizi bulgari. Kram chiese a Carlos altro esplosivo perche’ in Italia non ne e’ rimasto. A Bologna trovano pero’ la cosa di scarso rilievo. Vanno ad interrogare Kram che non risponde. La terza intercettata era anche lei a Bologna, il 2 agosto.
Nelle carte dei servizi italiani Kram compare in maniera fitta fino al 16 agosto poi scompare del tutto. Io sospetto che la magistratura non sia mai stata informata di questa cosa. Anche dopo essersi accorta, 25 anni dopo, di essere stati ingannati, pur di mantenere il punto sul fatto che hanno fatto un equo processo a noi, stanno sostenendo a posteriori ‘quel grande inganno’ che i servizi fecero a loro a nostro danno e a danno della verita’ ”. (ANSA).
Autore: Paolo Cucchiarelli
Fonte: Ansa

