Rivolta in Sarpi, 38 condanne, nove mesi a Di Martino del Pdl
Di Marco M. • giu 25th, 2010 • Categoria: Attualità & controinformazioneNove mesi e cinque giorni per l’esponente del Pdl coinvolto quand’era assessore di An negli scontri del 12 aprile 2007
“Tu non sei nessuno, sei solo un pirla, non conti niente, dammi il tuo nome e ti sistemo io”. Così disse Stefano Di Martino, Pdl, vicepresidente del consiglio comunale di Milano, a un vigile urbano che il 12 aprile 2007 stava cercando di sedare la rivolta di Chinatown. Per questo episodio – e per altri, nei quali, secondo il pm Piero Basilone, si sarebbe “opposto fisicamente” al fermo dei rivoltosi di Paolo Sarpi, provocando anche una distorsione al braccio di un ghisa – ieri Di Martino è stato condannato a nove mesi e cinque giorni di carcere, pena sospesa, per ingiuria, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Condannato “eccellente” in una sentenza che ha visto la quarta sezione del tribunale, presieduta dal giudice Oscar Magi, comminare pene tra i 5 mesi e 1 anno e nove mesi di reclusione ai 38 imputati nel processo per la prima rivolta etnica milanese.
Di Martino dovrà anche risarcire con 3050 euro il Comune, che si è costituito parte civile e che vedrà corrispondersi, in tutto, 74.550 euro per i danni subiti. Il consigliere, assolto per altri capi d’imputazione nei quali era contestata anche la radunata sediziosa, è stato condannato anche a pagare 50 euro all’agente che aveva offeso. “Il principio che passa è che insultare un vigile costa 50 euro”, commenta Marco Rezzonico, difensore di Di Martino.
Gli altri 37 imputati, tutti cinesi, devono rispondere di reati che vanno dal danneggiamento alle lesioni volontarie a pubblico ufficiale. All’origine della sommossa ci fu un verbale per trasporto in auto di merce ingombrante: la multa fu comminata a Rou Wei Bu, che ieri è stata condannata a 5 mesi e 20 giorni di carcere con la condizionale. Tre ore dopo la donna, incontrando la vigilessa che l’aveva multata, l’aggredì, facendo cadere la bimba che aveva in braccio. L’agente chiamò i soccorsi ma i cinesi, in quel periodo presi di mira dalla polizia locale per i controlli contro il “carrello selvaggio”, lo presero come un affronto. E così circondarono una Fiat Stilo della polizia locale tentando di aprire la portiera per picchiare gli operanti. Per permettere ai vigili di uscire intervenne la polizia, ma intanto la rivolta era scoppiata: centocinquanta cinesi si riversarono per le strade, rovesciando auto e sventolando la bandiera rossa della Repubblica cinese.
di DAVIDE CARLUCCI – la Repubblica

