Aggiornamenti sul blitz israeliano

Di Marco M. • giu 1st, 2010 • Categoria: Attualità & controinformazione, Primo piano

MILANO – «Stanno bene», ma Angela Lano «è la più provata». A dare notizie sugli attivisti italiani fermati dalle autorità israeliane a bordo della Flottiglia di Pace è il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi in missione in Israele e nei Territori dove ha incontrato il console italiano Gloria Belelli, e gli italiani nel carcere israeliano di Beer Sheva.

ARRESTI ED ESPULSIONI – Sono 610 gli attivisti della Freedom Flotilla arrestati e detenuti nel nuovo carcere del sud di Israele di Ela, inaugurato solo dieci giorni fa nella cittadina di Beersheba. A renderlo noto è stato un portavoce dell’istituto carcerario israeliano, assicurando che gli stranieri si trovano in «buone condizioni», sistemati in celle da due o quattro letti. Tra le persone detenute ci sono anche sei italiani: oltre ai quattro già menzionati lunedì vi sono fra gli arrestati due cittadini con doppia nazionalità, un italo tedesco e un italo palestinese. I nostri connazionali (il tenore Giuseppe ‘Joe’ Fallisi, la giornalista Angela Lano, Marcello Faracci, Manolo Luppichini, Manuel Zani e Ismail Abdel-Rahim Qaraqe Awin) sono in attesa della pronuncia di un tribunale essendosi opposti – come numerosi altri stranieri – a un immediato provvedimento amministrativo di rimpatrio. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo israeliano Avigdor Lieberman, che ha informato il titolare della Farnesina sugli accertamenti in corso. Il capo della diplomazia israeliana ha segnalato che le procedure avviate hanno incontrato alcune difficoltà, dovute al rifiuto di alcuni fermati di permettere la loro identificazione. Il ministro Frattini ha incoraggiato il suo collega ad adoperarsi affinché gli accertamenti vengano conclusi al più presto e i fermati possano lasciare Israele. Il portavoce del ministero degli Esteri Yigal Palmor ha spiegato che fino a ora circa 50 attivisti hanno fornito la loro identità e sono stati accompagnati all’aeroporto di Tel Aviv per lasciare il paese. Tutti gli altri saranno sottoposti a interrogatori.

INCHIESTA IMPARZIALE – Mentre il Consiglio di sicurezza Onu chiede «un’inchiesta rapida, imparziale, credibile e trasparente» sull’azione israeliana contro la flottiglia internazionale di attivisti pro palestinesi – blitz che ha provocato la morte di una decina di persone – il ministero della Difesa di Tel Aviv ha dichiarato che sarà impedito l’ingresso a Gaza a qualsiasi nuova nave di aiuti. Il movimento pro palestinese Free Gaza deve ancora decidere se le altre due imbarcazioni della Freedom Flotilla proseguiranno il loro viaggio verso Gaza. Le due navi sono l’americana Challenger, che sta subendo alcune riparazioni nel porto cipriota di Nicosia, e l’irlandese Rachel Corrie, con dieci passeggeri a bordo fra cui l’irlandese Denis Hallyday, ex coordinatore Onu per i diritti umani in Iraq. Secondo una portavoce, fra gli attivisti c’è la volontà di procedere comunque.

L’AZIONE – Il bilancio dell’azione resta tuttora incerto: secondo la tv israeliana le vittime sono «almeno 9», mentre i feriti sono una trentina. Fonti dell’esercito affermano che i soldati avrebbero reagito dopo essere stati bersaglio di un attacco, anche con armi da fuoco, durante il blitz condotto su una delle navi (guarda il video); gli attivisti negano questa ricostruzione e assicurano di non aver sparato «un solo colpo». Gli scontri si sono verificati solo su una delle sei imbarcazioni, la Navi Marmara, battente bandiera turca. Su tutte le altre navi, ha detto il comandante della marina militare israeliana, ammiraglio Eliezer Marom, l’operazione si è svolta senza incontrare resistenza violenta da parte dei passeggeri e perciò senza vittime. Il ministero dei Trasporti turco denuncia però che la flottiglia è stata illegalmente intercettata in acque internazionali, a circa 70 miglia nautiche (130 km) dalla terraferma.

Corriere della Sera . Redazione online
01 giugno 2010

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