22 maggio, Forza Nuova a Milano: la rassegna stampa
Di Marco M. • mag 19th, 2010 • Categoria: Attualità & controinformazione, Dicono di noi, PropagandaAutonomi e Forza Nuova pronti a infrangere i divieti «Scenderemo in piazza»
Sulla stessa linea Forza Nuova. «Non escludiamo che possa esserci un corteo dopo l’arrivo dei militanti – fanno sapere dal partito -. L’appuntamento è alle 14, poi potremmo cambiare destinazione e non andare a Palazzo Reale». Ed è proprio questo a preoccupare gli antagonisti, il fatto che l’ultradestra non si fermi al divieto espresso dalla Questura e decida di sfilare comunque. Mentre il Comitato antifascista, dopo il divieto del questore, ha fatto sapere di aver sospeso «le iniziative che rischierebbero, in assenza della manifestazione, di assumere un carattere puramente formale. Va ricordato – si legge in una nota – che manifestazione come quelle di Forza Nuova alla quale era stato invitato in fior fiore del nazifascismo europeo, devono essere vietate, in futuro, non solo e tanto per motivi di ordine pubblico, quando e soprattutto perché si pongono in contrasto con la Costituzione e con le leggi vigenti».
E però, dopo la pubblicazione su il Giornale di un’intervista al direttore del settimanale Altri Piero Sansonetti sottolineando il diritto di tutti a manifestare pacificamente e senza violenza, interviene il segretario di Forza NUova, Roberto Fiore. «Il dibattito che si sta da diverso tempo svolgendo sul diritto a manifestare, è interessante e costruttivo, nonostante permangano certe frange che fanno lobby nella pretesa di autonominarsi giudici della libertà e dei diritti altrui, sostituendosi a diritti costituzionalmente garantiti». Per il leader dell’estrema destra, è il confronto e non lo scontro a priori che deve dominare la politica.
Su il Giornale di oggi (20 maggio 2010), intervista a Piero Sansonetti: “Da uomo di sinistra difendo il corteo dell’ultradestra”
«Questi di Forza Nuova non è che li conosco più di tanto… Per quel che ne so mi sembrano un po’ rozzi e con delle venature naziste… Insomma, quanto di più lontano dalle mie idee io possa immaginare. Ma non cambia nulla. Se non sconfinano nella violenza, hanno diritto di manifestare come chiunque altro».
A parlare è Piero Sansonetti, ex direttore dell’Unità, oggi a capo del settimanale “Gli Altri“, vicino a Sinistra Ecologia e Libertà (ovvero Nichi Vendola). Insomma, un giornalista e un intellettuale chiaramente e dichiaratamente collocato a sinistra. Che però oggi non si associa – e anzi ne prende esplicitamente le distanze – dalla mobilitazione contro il corteo programmato dai neofascisti di Forza Nuova per sabato prossimo a Milano: allo stesso modo in cui due settimane fa si dissociò dalla levata di scudi della sinistra romana contro una iniziativa di Casa Pound, altra sigla della galassia dell’ultradestra. Una presa di posizione che è costata a Sansonetti polemiche assai pesanti.
Sansonetti, come nacque la sua presa di posizione a favore del diritto dei fascisti a scendere in piazza?
«Era successo che a Roma Casa Pound aveva indetto una manifestazione, e un gruppo di intellettuali di sinistra, come Alberto Asor Rosa e Margherita Hack, era sceso in campo chiedendo e ottenendo che l’iniziativa fosse proibita. Casa Pound aveva a sua volta lanciato un appello, io non lo firmai perché era un appello di destra e io non sono di destra. Ma avevo diffuso una mia dichiarazione in cui dicevo semplicemente che manifestare le proprie idee è un diritto per tutti. Fascisti compresi».
Che reazioni ebbe da parte della sua area politica?
«Piuttosto pesanti, direi. Mi accusarono di mettere i valori della libertà davanti a quelli dell’antifascismo. E io risposi che avevano ragione. Per me la libertà viene prima dell’antifascismo, non ho dubbi».
La storia di Roma adesso si ripete a Milano. Con la differenza che Forza Nuova è, nella dialettica dell’ultradestra, ancora più estrema di Casa Pound.
«Non cambia niente. Certo, Casa Pound aveva degli elementi che la rendevano un fenomeno stimolante: il solo fatto che il suo riferimento non siano Hitler o Mussolini ma un intellettuale e un poeta come Ezra Pound, o la scelta di voler aderire alle iniziative contro l’omofobia. Forza Nuova mi sembra meno interessante, indubbiamente. Però se non passa alla violenza impedirle di dire la sua significa contestare a suo carico un reato di opinione. E io sono contrario ai reati di opinione».
Eppure esisterà un segno che non si può superare, un punto oltre il quale anche la semplice manifestazione delle proprie idee diventa inaccettabile. Oppure si arriva al paradosso americano, ad una democrazia dove si può liberamente ricostituire il partito nazista. «Insisto: non esiste un limite se non quello della violenza. A parole si può manifestare qualunque idea, anche la più inaccettabile o folle. A chi mi ha contestato e attaccato io chiedo: se pensate che ci debba essere un limite alla libertà di pensiero, mi spiegate chi deve fissare quel limite? Fissare un limite è pericoloso perché ogni limite è per sua natura arbitrario. E chi teorizza i limiti per gli altri rischia prima o poi di restarne vittima a sua volta».
Le risulta che la sua uscita abbia avviato all’interno della sinistra qualche ripensamento, qualche riflessione?
«Io credo che in questo campo nulla accada invano. Ogni riflessione ne apre inevitabilmente delle altre. Io mi sono trovato isolato ed attaccato. Però sono contento di avere detto quelle cose».
Luca fazzo, il Giornale, 20 maggio 2010
Canu, un leader cresciuto nel fronte degli skinhead
Nonostante i suoi 41 anni, la militanza politica all’interno dell’estrema destra, inizia molto presto per Duilio Canu, madre friulana e padre, ovviamente, sardo. Una militanza che lo ha portato l’altro pomeriggio a un’animata discussione, leggi sberle e calci, con il nemico storico: Saverio Ferrari. I primi anni tuttavia sono abbastanza tranquilli, nel 1988 poi parte per il Friuli, dove passerà un anno nella caserma di Aviano come carrista. E qui entra in contatto con il «Veneto fronte skinhead» di Piero Puschiavo, che lo «formerà» e lo farà diventare un leader. Nel ’90 nasce a Milano «Azione skinhead» in cui entrano gli skin della curva dell’Inter, Duilio è il presidente e membro del direttivo. Sarà anche dirigente nazionale di «Base Autonoma» dal ’91, data di fondazione a Bassano del Grappa, fino al suo scioglimento da parte della magistratura. Poi nel 1994 fonda l’associazione giovanile «Spazio Libero»: l’obiettivo è creare il primo centro di aggregazione giovanile di area. Anche in questo caso Duilio è il presidente. Durante lo stesso anno partecipa alle prime riunioni a Londra con Roberto Fiore, Massimo Morsello con cui nel ’97 crea Forza Nuova. Nel 1998 la procura di Roma spicca mandato di cattura nei suoi confronti, di Roberto Fiore e molti altri dirigenti forzanovisti, in seguito all’indagine sugli Hammerskins, movimento skin mondiale del quale Duilio per un certo periodo era stato il responsabile nazionale. Dopo tre mesi di arresti domiciliari il procedimento giudiziario si perde nel nulla della prescrizione. Altre grane arriveranno dalle inchieste sulle attività dei movimenti skin dei giudici veronesi e milanesi che gli costeranno una condanna a 13 mesi. Nel 2006 viene rinviato a giudizio per le firme false sotto la lista presentata alle regionali del 2005: assolto, se la caverà con una multa.
Ferrari, da Avanguardia operaia a funzionario in Regione
«Non parlo con Il Giornale, buon giorno» clic. È sempre rassicurante parlare con un comunista duro e puro, perché in un mondo in continuo cambiamento, rappresenta comunque un punto fermo. Fermo agli anni ’70 per la precisione, quando Saverio Ferrari inseguiva i «fascisti» con la spranga. Mica un pettegolezzo, una delle sue imprese più riuscite fu nel ’76 l’assalto a colpi di mazze e molotov al bar di Largo Porto di Classe, quando mandò all’ospedale tre avversari politici, uno dei quali rimase a lungo in coma. L’altro giorno è finita con qualche spinta e due schiaffi tra lui e Canu, abbastanza però per far andare la memoria agli anni di piombo, quando Ferrari faceva parte di Avanguardia Operaia. Dal servizio d’ordine di questo gruppo uscirono poi gli assassini del vice brigadiere di polizia Antonino Custra e del giovane missino Sergio Ramelli. Oltre a sprangare, attività che gli è costata una condanna a 11 anni, poi ridotta a cinque e infine ai 3 anni e due mesi poi passati in giudicato, Ferrari ha sviluppato una meticolosa capacità di archivista, foto, indirizzi, dettagli di tutti i nemici di classe: carabinieri, poliziotti, giornalisti, politici, sindacalisti e ovviamente «fascisti». Nel suo «covo» di viale Bligny vennero trovati centinaia di obiettivi, tra i quali anche Ramelli. Entrato in Rifondazione Comunista e diventato funzionario in Regione, ha continuato il suo impegno di archivista attraverso il suo sito «Osservatorio democratico sulle nuove destre» che ha partorito «Da Salò ad Arcore – la mappa della destra eversiva», pamphlet di 160 pagine, allegato nel 2006 all’Unità. Ora ha messo su qualche chilo, perso parecchio pelo e altrettante diottrie, ma all’interno gli rugge sempre lo «spirto guerrier» di foscoliana memoria. E quando incrocia un nero, lui vede sempre rosso.
Anche questa volta niente manifestazione per Forza Nuova. L’ha disposto ieri il questore che ha negato «qualsiasi corteo nella giornata del 22», offrendo in cambio una piazza per un presidio.
Ma il movimento di estrema destra ha replicato che sabato in strada sfilerà ugualmente. Un annuncio che fa ulteriormente salire la tensione, già alta di suo a causa dei blitz dei centri sociali: manifesti e striscioni contro i «fascisti e De Corato» con cui nella notte hanno tappezzato la città, sacchi di letame in mattinata dentro la Cusl in Statale. Infine, il contatto tra gruppi contrapposti con un inizio di zuffa subito sedata dalla polizia.
E ora si ricomincia, perché per il 22 FN ha chiamato a raccolta da mezza Europa altri gruppi nazionalisti con cui dare vita a una manifestazione contro lo strapotere delle banche. Già confermato l’arrivo di nutrite delegazioni da Spagna, Grecia e Ungheria. Mentre per il 29 i gruppi Hammerskin lombardi hanno organizzato un concerto.
E la settimana scorsa sono iniziate le prese di posizione. Prima tra tutte quella della Cgil che, insieme con l’Associazione partigiani d’Italia e partiti comunisti vari, ha lanciato un appello affinché venga negato il permesso. Subito raccolti dai Centri sociali che hanno iniziato a far rullare i tamburi di guerra per chiamare a raccolta le loro truppe. L’ultima manifestazione dell’estrema destra, fu quella di Fiamma Tricolore nell’aprile del 2006 e finì in mezz’ora di follia. Circa 400 antagonisti cercarono di prendere piazza Oberdan, da dove sarebbe partito il corteo, scontrandosi con un’imponente servizio d’ordine e lasciandosi andare poi a vandalismi e devastazioni. E ora si teme il bis. L’area radicale si sta infatti ricompattando per impedire fisicamente la manifestazione dell’estrema destra. L’altra notte per esempio tre giovani, due ragazzi e una ragazza, secchio e pennello hanno girato la città tappezzandola di manifesti 1 metro per 2 con scritti con appelli a non far sfilare i «fascisti» e insulti al vice sindaco Riccardo De Corato. Manifestazioni sono poi previste per il 22 in piazza della Scala, via Padova e piazza XXIV Maggio.
Nel frattempo una rappresentanza di Forza Nuova si è recata in prefettura dove ha ricevuto una doccia fredda. Il Comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico ha negato il corteo, quel giorno c’è già Inter-Bayer di Champions, solo una piazza da individuare con la Questura. Pronta la replica: «Sono anni che ci negate il permesso a sfilare, adesso basta, noi manifesteremo lo stesso, e saremo in tantissimi. Poi ciascuno si assuma le proprie responsabilità». E appena usciti dalla Prefettura si sono subiti azzuffati con i Centri sociali che stanno arrivando a loro volta per un presidio.
Presidio antifascista, e la prefettura diventa un ring
Il Giornale, 19 maggio 2010
Entrambi sono personaggi piuttosto noti in città. Ferrari, funzionario di Rifondazione comunista in Regione, va per i sessanta e nel 1987 venne condannato a 11 anni, poi ridotti a tre con sentenza definitiva, per l’assalto e l’incendio del 1976, al Bar di Largo Porto di Classe dove vennero aggrediti tre simpatizzanti di destra. Allora militava in Avanguardia Operaia, gruppo da cui uscì sia Mario Ferrandi, fotografato mentre spara in via De Amicis durante gli scontri in cui venne ucciso il vice brigadiere Antonino Custra, ma soprattutto gli assassini di Sergio Ramelli. Anzi Ferrari è sempre stato considerato una sorta di «mandante morale» perché nella sua abitazione di viale Bligny vennero trovate le schedature di centinaia di poliziotti, carabinieri, imprenditori, giornalisti ma soprattutto militanti di destra tra cui appunto il giovane missino.
Canu, vent’anni più giovane, è già stato condannato a 13 mesi in appello a Milano per la partecipazione ad «Azione Skinhead» ed è stato poi coinvolto in un’inchiesta veronese sul «Veneto Front» e infine rinviato a giudizio a Roma per gli Hammerskin.
Inevitabili dunque le scintille appena si sono visti sotto la Prefettura, anche se ora entrambi accusano l’altro di essere l’aggressore. Comunque non un bel segnale in vista delle manifestazioni di segno opposto previste per sabato.
IL CASO
La questura vieta il corteo della destra
tensioni tra Forza Nuova e centri sociali
La motivazione: evitare la concomitanza con il raduno dei tifosi interisti per la finale di Champions
La questura di Milano ha deciso di vietare il corteo indetto da Forza Nuova per sabato 22 marzo, per le vie del centro, contro il potere delle banche, a causa della concomitanza con l’atteso assembramento di tifosi interisti che seguiranno sabato la diretta della finale di Champions League dal maxischermo in piazza Duomo. La notizia è stata annunciata da una delegazione di militanti di Forza Nuova, dopo un incontro in prefettura, ed è stata confermata dalla polizia.
Attimi di tensione davanti alla prefettura, a margine dell’incontro, fra una ventina di militanti di Forza Nuova e gli antifascisti dei centri sociali che avevano proclamato il presidio contro il corteo di sabato. I due gruppi di militanti degli opposti schieramenti politici non sono mai arrivati a contatto, anche se Saverio Ferrari, storico militante antifascista e responsabile dell’osservatorio delle nuove destre, ha denunciato di essere stato aggredito da alcuni forzanovisti, rimediando un calcio prima di riuscire ad allontanarsi.
“Dal 5 aprile 2009, quando ci fu negato lo spazio delle Stelline per un nostro convegno internazionale – ha affermato Marco Mantovani, portavoce di Forza Nuova Milano – c’è stata una continua escalation di dinieghi contro le nostre iniziative. La manifestazione di sabato non potrà essere bloccata, visto che il motivo oppostoci è risibile: pertanto chi ha preso questa decisione si è reso responsabile delle eventuali situazioni di tensione che avverranno sabato, quando a Milano arriveranno centinaia di militanti dall’Italia e dall’estero”.
Repubblica, 19 maggio 2010
Sicurezza, largo all’Inter
Vietati i cortei in piazza
Stop alle manifestazioni di centri sociali e Forza Nuova. Ma l’estrema destra già minaccia: “Andremo lo stesso”.
Milano, 19 maggio 2010 - Niente cortei. Sabato a Milano non si sfila, nessuno potrà scendere in piazza: nè l’estrema destra, nè i centri sociali. «Alla base del divieto – si legge in un comunicato emesso ieri pomeriggio dalla questura, dopo che in mattinata c’era stata in Prefettura la riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza – ci sono le tensioni sociali emerse con la preannunciata manifestazione di Forza Nuova e l’impegno della città in occasione della Champion’s League, con l’afflusso di decine di migliaia di tifosi».
Dunque, tutti fermi. Ai militanti dei due opposti schieramenti saranno eventualmente concessi, ma è un’opzione ancora al vaglio, due presidi: Forza Nuova in piazza Affari e i centri sociali in piazza XXIV Maggio. Per il resto spazio solo al maxischermo in piazza Duomo e all’attesa finale di coppa Inter-Bayern Monaco, con i gravosi problemi di ordine pubblico che già da sola comporta.
Ma la decisione, come è intuibile, non è stata presa bene dalle due parti politiche. Le primi scintille ci sono già state ieri pomeriggio, all’incrocio tra corso Monforte e via Visconti di Modrone, tra una ventina di militanti di estrema destra, reduci dall’incontro in Prefettura in cui è stato comunicato loro il divieto del corteo, e un folto gruppo dei collettivi milanesi arrivati ad annunciare una contromanifestazione di protesta e a dare vita poi a un presidio durato fino a sera. Per evitare che le due fazioni venissero a contatto è stato necessario l’intervento di una fitta schiera di agenti in tenuta antisommossa.
Malgrado questo, un militante di sinistra, Saverio Ferrari, ha denunciato di essere stato preso a calci da alcuni forzanovisti, almeno tre dei quali sono stati subito identificati dalla Digos. «Questa aggressione – commenta l’ex consigliere regionale di Prc Luciano Mulhbauer – conferma ancora una volta che certi personaggi non hanno nessun intento pacifico e non hanno nulla a che vedere con la democrazia».
Ma ferme proteste e minacce di nuove tensioni arrivano anche da Forza Nuova: « Dal 5 aprile 2009, quando ci fu negato lo spazio delle Stelline per un convegno internazionale – afferma il portavoce Marco Mantovani – c’è stata una escalation di dinieghi contro le nostre iniziative. Ma la manifestazione di sabato non potrà essere bloccata, visto che il motivo oppostoci è risibile: pertanto chi ha preso questa decisione si è reso responsabile delle eventuali situazioni di tensione che avverranno sabato, quando a Milano arriveranno centinaia di militanti dall’Italia e dall’estero».
di Marco Ruggiero, il Giorno
REAZIONI – L’ANPI: NO AI RIGURGITI FASCISTI. I CENTRI SOCIALI: ANCHE COLPA VOSTRA
Raduno dell’ultradestra. Scontro Pd-Pdl
«Bloccarlo». «No ai divieti». Il 22 maggio il corteo europeo «anti-banche»
MILANO - Da una parte l’Anpi e i partiti del centrosinistra, compresa l’Udc. Dall’altra il Pdl. La manifestazione che Forza Nuova sta organizzando a Milano per il prossimo 22 maggiodivide Milano in due. Nel mezzo la Questura. Che nei prossimi giorni dovrà decidere se dare o meno il via libera al corteo. «Mica hanno la peste, i ragazzi di Forza Nuova. Il diritto a scendere in piazza sancito dalla Costituzione vale anche per loro». A difendere senza se e senza, ma la manifestazione dell’ultradestra è l’onorevole del Pdl, Paola Frassinetti. Con lei l’ex assessore regionale Romano La Russa: «Forza Nuova è un partito come gli altri. Come gli altri deve poter scendere in piazza». E i saluti romani? «Un fatto goliardico», liquida La Russa. Alle iniziative in ricordo di Sergio Ramelli, il giovane ucciso nel ’75 da militanti di Avanguardia operaia, nei giorni scorsi ha partecipato anche la consigliera provinciale del Pdl, Roberta Capotosti. «Non andrò il 22 perché non appartengo a Forza Nuova — annuncia —. Ma la possibilità di manifestare il proprio pensiero deve essere garantita a tutti». «Siamo al solito dibattito ideologico— tira le fila il vicecoordinatore regionale del Pdl, Massimo Corsaro —. Perché allora non vietare le manifestazioni dei centri sociali, che spesso si distinguono per regali alla città come muri imbrattati e auto danneggiate?». Loro — i centri sociali — da una parte ribadiscono che «ogni evento di stampo fascista è intollerabile e come tale va contrastato». Per ora non sono state prese decisioni operative: il comitato Partigiani in ogni quartiere che raccoglie diverse realtà del mondo antagonista si riunirà giovedì sera.
Le prese di posizione sul corteo del 22 accendono una polemica nella polemica. A fronteggiarsi sono Anpi e centri sociali (il Cantiere, per la precisione). «L’associazione dei partigiani dovrebbe fare autocritica — attacca Luca Corradini del Cantiere —. Prima accetta che il 25 Aprile sia occupato da esponenti del Pdl come il presidente della Provincia, Guido Podestà, e il sindaco di Milano, Letizia Moratti. Poi scopre che gli enti locali governati dal centrodestra l’hanno sfrattata dalla Casa della Memoria». Ma l’Anpi non ci sta. «Dopo quello che hanno fatto il 12 dicembre (tensioni in occasione della commemorazione di piazza Fontana, ndr) e ripetuto il 25 Aprile, quelli del Cantiere non hanno nulla da dire all’Anpi », taglia corto Antonio Pizzinato. «Per quanto riguarda la rete “Partigiani in ogni quartiere”, faccio notare che non sono consentiti usi strumentali dell’associazione». In questo clima il timore dell’udc Savino Pezzotta è che si stiano rafforzando gli estremismi. «Il rischio è che qualcuno si ponga fuori dal dibattito democratico — constata Pezzotta —. Sta al senso di responsabilità della politica intervenire prima che succeda l’irreparabile».
Rita Querzé, Il Corriere
05 maggio 2010
