Elezioni: «Ma adesso non cambiate le regole»

Di Marco M. • mar 6th, 2010 • Categoria: Attualità & controinformazione, Dicono di noi

Agnoletto: evitiamo di gridare al complotto. Forza Nuova: partito di plastica può perdere

«Ma adesso non cambiate le regole»

Penati: no a scorciatoie. Pezzotta: niente leggine. Crimi: bene le verifiche per tutti

MILANO – La legge è uguale per tutti: lo ripetono i cinque candidati presidenti alle regionali in Lombardia. Un leit motiv all’unisono, come l’invito al Pdl a «non trasformare l’incidente — le liste respinte, il ricorso non accolto —, in una guerra», a non sventolare «idee di complotto », a non accusare i magistrati «di essere talebani».

Savino Pezzotta, candidato presidente dell’Udc, dice di «avere un po’ di inquietudine ». E’ convinto che «la competizione elettorale si fa sul voto ma non ci sono scorciatoie politiche a una questione formale e normativa che va sciolta solo dalla magistratura».

Filippo Penati, in corsa con il Pd, invita tutti a mantenere la calma e avverte: «Ci sono altre sedi, tar, Consiglio di Stato, in cui il Pdl può far valere le proprie ragioni». Ma sarebbe sbagliato anche «solo pensare di cambiare le regole in corsa». Quelle esistenti non sono nuove. E chi meglio può conoscerle di «un governatore che si presenta per la quarta volta?».

Vittorio Agnoletto, leader della Federazione della sinistra, invece, è scatenato. La legge è uguale per tutti, esordisce: «Evitiamo di gridare al complotto e di trasformare questa vicenda in una prova di forza su altri terreni». E aggiunge di essere «molto preoccupato per la reazione scomposta di un ministro come La Russa. Cosa avrebbero dovuto fare allora i Radicali che non correranno perché non hanno raccolto sufficienti firme?».

Ma solo Vito Crimi, l’uomo di Beppe Grillo in terra padana, candidato del «Movimento 5 Stelle», si augura che Formigoni «faccia sul serio quello che ha annunciato con tono intimidatorio, e cioè controllare le firme di tutte le liste e di tutti i listini. Avevamo avviato noi questa mattina (ieri per chi legge, ndr.) la verifica. Ma se lo fa lui è meglio, è un’operazione costosa e il suo partito ha più risorse». Lui, che di mestiere fa l’impiegato alla Corte d’Appello di Brescia, era convinto che «prima o poi usciva tutto questo casino. Faccio questo lavoro di ricezione delle liste per la Camera dei deputati da anni e, in passato, ho visto cose che non avrei mai voluto vedere. Le firme per la nostra lista le abbiamo raccolte anche noi, con 250 persone in campo, dallo scorso dicembre. Eravamo in tanti a chiederci come aveva fatto la Pdl a raccoglierne 20mila in tempi così rapidi ».

Per Forza Nuova, è il portavoce Marco Mantovani a parlare: «La legge è uguale per tutti — dice —. A noi è capitato di restare fuori da una competizione elettorale, perché un giudice non ha accettato un timbro quadrato che non era nostro ma di un Comune. Lo volevano tondo. Il Pdl impari la lezione: raccogliere le firme è un lavoro durissimo, è la prova sul campo che un partito di plastica può anche perdere».

Il ricorso al Tar non blocca la macchina elettorale che inesorabile prosegue. «Purtroppo è una prassi dei partiti, soprattutto i più grossi, trattare la questione delle liste con leggerezza — conclude Crimi —. Ciò che più temiamo ora è che si aizzi la pubblica opinione contro i magistrati che stanno solo facendo il proprio dovere ».

Paola D’Amico, Corriere.it
04 marzo 2010

http://milano.corriere.it/milano/notizie/politica/10_marzo_4/damico_regole-1602595156376.shtml?fr=correlati

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