Dal dicembre del ’43 alla primavera del ’45 Adolf Hitler fece registrare dal suo servizio stenografico le riunioni quotidiane tenute al quartier generale da cui dirigeva le operazioni. Gran parte di quei preziosissimi fogli vennero bruciati i primi di maggio del ’45, a causa del tracollo tedesco e in previsione dell’occupazione statunitense. Ma un bel po’ di pagine si salvarono. E sono proprio quei fogli, opportunamente arricchiti da apparati e note esplicative, a costituire I verbali di Hitler, pubblicati per la prima volta in Italia dalla Libreria Editrice Goriziana. Il primo volume dei verbali (quello relativo al periodo ’42-43, a cura di Helmut Heiber) sarà distribuito da sabato prossimo e verrà presentato, a Pordenonelegge, domenica 20 settembre in una conversazione pubblica fra il politologo Giorgio Galli e l’analista politico-militare Fabio Mini.

Se quella volta fossi andato contro l’Italia sarebbe crollata subito. Allora gli ho fatto notare che non… Quella volta ho detto: «Non lo dimenticherò mai!». E non lo dimenticheremo. Quella volta, al ricevimento a Roma – me lo ricordo ancora – ho percepito chiaramente che questi due mondi sono comparsi troppo bruscamente: da un lato, senza dubbio, il calore fascista dell’accoglienza ecc. e dall’altro l’atmosfera assolutamente gelida del mondo militare e di corte, gente comunque insignificante o vigliacca. Per come la vedo io, tutti quelli che hanno patrimoni da più di 250.000 marchi di solito diventano vigliacchi perché vogliono vivere dei loro soldi e poter stare seduti sui 250.000 marchi. Perdono tutto il coraggio. Quando uno ha 1 o 2 milioni si può stare tranquilli, quella gente non farà né rivoluzioni né altro. Per questo sono contro tutte le guerre anche se vedono che i loro popoli muoiono di fame; per loro è indifferente. Sono quelli del «cuoio russo» . Se in un Paese così tutto venisse distribuito equamente, – se ognuno ricevesse almeno quello che gli spetta sulla carta, perfino in Inghilterra la gente avrebbe una certa sensibilità per la possibilità di espansione imperiale. Ma non è questo il caso. Quella gente fa la bella vita. Non le manca nulla, ha tutto; solo per i poveri diavoli va male. A Roma ho ben visto com’è il fascismo. Non è riuscito ad imporsi al mondo della corte. Un ricevimento a corte come quello – meglio non parlarne – è uno spettacolo che naturalmente dà la nausea a chi la pensa come noi. Ma addirittura anche dal Duce, e perché? Perché tutto il mondo di corte vi si intrufola. Anche Ciano è così. Dovevo accompagnare a tavola la contessa Edda Ciano. Ma di colpo piomba dentro Philipp con la sua Mafalda e tutto il programma va all’aria. Grande confusione. Ed io ho dovuto prendere la Mafalda come vicina di tavolo. Cosa mi importa della Mafalda? Per me la Mafalda è la consorte di un Oberpräsident tedesco, punto, chiuso, nient’altro! E poi non ha qualità intellettuali così spiccate da farmi dire che la signora sia affascinante – e non intendo parlare della bellezza fisica, solo di quella intellettuale. Da qui però si è visto com’è la situazione generale: al Quirinale tutto mischiato e invischiato di quella roba; dove ancora c’erano realmente tutti i fascisti e le guardie del corpo la separazione era molto evidente. I funzionari di corte li hanno definiti… Per me il punto critico principale è: qual è lo stato di salute del Duce? Questa è la cosa decisiva per un uomo che deve prendere decisioni così difficili. E secondo: che opportunità ritiene ci siano per l’Italia nel caso che, diciamo, la rivoluzione fascista o la casa reale scompaiano? Questi sono i due problemi. Perché o la casa reale subentra alla rivoluzione fascista – in questo caso che opportunità potrebbe avere il suo popolo – o quali potrebbero essere se la casa reale prendesse il potere da sola; e questo è difficile da dire. Quando eravamo assieme a Kleßheim ha fatto un commento a tavola; improvvisamente ha detto: «Mio Führer, non so, non ho alcun successore nella rivoluzione fascista; come capo di stato avrò un successore, si troverà, ma un successore nella rivoluzione non c’è». – Questo naturalmente è davvero tragico. La sua pena è iniziata già nel 1941, quando eravamo nel secondo quartier generale, giù nel viadotto ferroviario, già nella campagna di Russia.

(20 maggio 1943)

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Il Duce si è dimesso. Non è ancora confermato: Badoglio ha assunto il governo, il Duce si è dimesso . Probabilmente per desiderio del re, su pressione della corte. Ho già detto ieri qual è la posizione del re… Stavo già pensando -, la mia idea sarebbe che la 3ª divisione corazzata granatieri occupasse subito Roma e scardinasse immediatamente tutto il governo…

(25 luglio 1943)

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È del tutto indifferente, in Vaticano ci entro subito. Crede che abbia soggezione del Vaticano? Quello lo prendiamo subito. In primo luogo là dentro c’è tutto il corpo diplomatico. Me ne infischio. La gentaglia è là e noi tireremo fuori tutto quel branco di porci… Poi in un secondo momento ci scusiamo, questo non ci importa. Là facciamo una guerra…

(25 luglio 1943)

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in breve la situazione è questa: in Italia è avvenuto quello che temevo ed a cui avevo già accennato anche recentemente nella riunione con i generali; è una rivolta che parte dalla Casa reale o dal maresciallo Badoglio, quindi dai nostri vecchi nemici. Il Duce è stato arrestato ieri. È stato invitato a recarsi al Quirinale per dei colloqui ed al Quirinale è stato arrestato e poi immediatamente deposto con questo decreto. Poi è stato formato questo nuovo governo che naturalmente ufficialmente dichiara ancora di collaborare con noi. Naturalmente è tutta una copertura per guadagnare qualche giorno e consolidare il nuovo regime. In sostanza il nuovo regime, naturalmente, dietro di sé non ha nulla a parte gli Ebrei e la plebe che a Roma si fanno sentire, questo è chiarissimo. Ma comunque al momento ci sono e adesso è urgente e necessario che agiamo. In realtà ho sempre temuto questi sviluppi. Proprio per questo motivo ero così preoccupato di partire troppo presto qui all’est, perché ho sempre pensato che sarebbero subito iniziate le danze a sud: gli Inglesi ne approfitteranno, i Russi ruggiranno, gli Inglesi sbarcheranno, e dagli Italiani il tradimento, vorrei dire, era nell’aria.

(26 luglio 1943)

Il Giornale.it, 11 settembre 2009

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