Il primo piano, dove si tengono le riunioni del collettivo, è toccato ai marxisti leninisti della Panetteria Occupata. Il quarto, con le grandi vetrate liberty, agli anarchici della Villa Occupata. In mezzo, spazio a qualche vecchio militante del Conchetta, agli ex del Garibaldi abbattuto anni fa, agli autonomi fuorisede di Asso. Le schegge dell’antagonismo milanese, finora sparse ai poli opposti della città, hanno oggi una nuova casa e da qui sono partiti, due giorni fa, per raggiungere il Tribunale e urlare la loro rabbia contro giudici, polizia e personale del Centro d’identificazione ed espulsione di via Corelli. Anarchici e antagonisti radicali, riuniti nel “Comitato antirazzista”, hanno invaso l’aula dove si celebrava la prima udienza del processo per la rivolta al Cie di via Corelli — che ha portato all’arresto di 14 reclusi — poi sono tornati al civico 83 di Ripa di Porta Ticinese.

La nuova casa dei ribelli è qui. Un intero immobile di proprietà comunale occupato sui Navigli, tra capannoni industriali diventati loft e i nuovi locali della movida. Quattro piani, trenta appartamenti, spazi luminosi, riscaldamento con stufe a gas, vetrate bowwindow su ogni pianerottolo, il palazzo è stato sgomberato lo scorso aprile dal Comune perché dichiarato pericolante. Le famiglie, residenti lì da tre generazioni, sono finite a Lambrate, all’Isola, a San Siro, una addirittura a Pero. Poche settimane dopo, lo stabile è stato preso di mira e occupato dai gruppi più radicali dell’antagonismo milanese.

GUARDA Lo stabile in Ripa di Porta Ticinese

Il primo passo è stato, un’estate fa, la creazione al piano terra del Laboratorio Zero, un localino dove nei weekend si può cenare e bere, diventato il punto di riferimento di punkabbestia e amanti dei rave, che tra fiumi di birra e pasticche resistono a ballare musica hardcore dalla sera fino all’alba del giorno dopo. Poi sono scattate le occupazioni degli appartamenti che fanno oggi del civico 83, il luogo della città più controllato dagli investigatori, che almeno una volta hanno identificato i nuovi inquilini. Vive qui Valerio Ferrandi, 24 anni, figlio di

Mario, l’uomo che sparò e uccise nel ‘77 il vicebrigadiere Antonino Custra, prima di dissociarsi, pentirsi, incontrare la figlia della sua vittima e dedicare il resto della vita a incontrare i giovani nelle scuole e spiegare i suoi errori. Suo figlio Valerio viene fermato e accompagnato in questura lo scorso gennaio, poco prima del corteo di solidarietà contro lo sgombero del Conchetta.

Un paio di funzionari della Digos lo riconoscono, lo perquisiscono e trovano diversi bastoni nel suo zaino. Un paio d’anni fa, Ferrandi fu coinvolto negli scontri tra studenti di sinistra e Forza Nuova in Statale (in realtà aggredì insieme ad una ventina di altre zecche tra cui alcuni allogeni diversamente bianchi, un ragazzino di 16 anni n.d. WM) , ora ha uno degli appartamenti più belli, un piano dello stabile e in una posizione definita «strategica» dai compagni, «nel caso di uno sgombero», eterna paura degli occupanti. E da Ripa di Porta Ticinese parte Filippo Marco Baldini, 25 anni, la notte del 9 luglio, quando due bancomat furono incendiati in città per protesta contro l’imminente G8. Il ragazzo, incensurato ma già noto alle forze dell’ordine per la vicinanza agli anarchici, patteggia una condanna a sei mesi per il rogo del bancomat di piazza De Agostini. Le telecamere lo riprendono a volto coperto, mentre dà fuoco alla miccia che scatena l’esplosione. Viene bloccato da un boliviano che passa per caso nella via, un clandestino che da questa «azione rivoluzionaria» guadagna un permesso di soggiorno per motivi di giustizia. (quando si dice i casi della vita n.d.WM)

E in Ripa di Porta Ticinese hanno trovato casa altri antagonisti, italiani e stranieri, vicini agli arrestati delle nuove Br, studenti fuori corso alla facoltà di Scienze Politiche di via Conservatorio, già conosciuti dagli investigatori per la loro partecipazione a presidi, scontri, manifestazioni. Tra queste, quella a Padova del giugno del 2007, un corteo di solidarietà ai militanti delle nuove Br arrestati, nel quale sfilavano insieme ai duri del Gramigna.

Dei vecchi inquilini, intanto, sono rimaste solo tre famiglie. E un mese fa, un’anziana si trovò la casa occupata da un gruppo di punk. Un episodio che fece portò a un passo dallo scontro con militanti di destra, molto presenti nella zona, ed evitato solo dopo l’i ntervento del “collettivo” che decise per la restituzione dello spazio. Ora però i ribelli puntano a un altro stabile adiacente, una carrozzeria abbandonata in via Barsanti. Nella spartizione degli spazi tra i satelliti dell’antagonismo, spetta ai militanti di Malamanera, una casa squat occupata alla Bovisa e sgomberata nel 2005.

Repubblica.it  (23 agosto 2009)
*Valerio Ferrandi, 23 anni, militante dell’Autonomia milanese, denunciato per occupazioni abusive e violenze varie. Nonchè figlio di Mara Aldrovandi, che negli anni Ottanta stava col nome di battaglia «Stefania» nei Reparti comunisti d’attacco, e di Mario Ferrandi detto «Coniglio», militante del gruppo di fuoco di Prima Linea, arrestato nel 1981 e quasi immediatamente pentitosi. (un vero duro…n.d.WM)
**altri amiketti di Valerio Ferrandi:
 il greco Ioannis Fourkas, studente fuori corso di Scienze politiche. Anche lui ha collezionato denunce di vario tipo in occasione di manifestazioni non autorizzate e scontri. Ma l’episodio che getta sul leader studentesco la luce più inquietante risale al 23 giugno dello scorso anno quando a Padova scese in piazza, insieme ai «duri» del Centro sociale Gramigna, in difesa dei militanti delle Nuove Brigate Rosse arrestati su richiesta del pm Ilda Boccassini nell’ambito delle indagini sui tentativi di ricostituzione del «partito armato». Terroristi in grado di uccidere, secondo la Procura.
Leon Blanchard (Leon Emanuele Kremen Blanchard, questo l’impegnativo nome per esteso),
ventidue anni, studente in Scienze politiche.
Carino, buon lessico, figlio di una coppia della alta borghesia milanese (il gallerista Giovanni Blanchard e la giornalista Maria Pace Ottieri), casa nella aristocratica via Pontaccio, Blanchard si presenta come la faccia «pulita» del Movimento. (la foto fa riferimento ad Anno Zero dove il prode Leon partecipò in qualità di “semplice studente” dell’onda n.d. WM) In realtà il suo certificato dei carichi pendenti è spesso quattro pagine. E – se in diversi casi si tratta di reati “pacifici” come la manifestazione non autorizzata o le grida sediziose – a suo carico risultano denunce per una sfilza di episodi di violenza privata e violenza a pubblico ufficiale.
Accanto a Blanchard, nelle foto di testa dei cortei compare quasi sempre Teo Todeschini, 23 anni, studente di Scienze umanitarie alla Statale. Anche lui è uno stakanovista delle proteste e delle denunce: occupazioni abusive, deturpamenti, manifestazioni non autorizzate.D’altronde Todeschini fa parte del gruppo che nelle università costituisce il «nocciolo duro» della sinistra radicale: si fanno chiamare “Gli Inflessibili”  (avranno sentito parlare della frazione intransigente..;-).n.d. WM) e vengono guardati con un misto di timore e rispetto dagli studenti più «morbidi».

Degli «Inflessibili» fanno parte anche Luca Minghinelli e Dario Sigari, entrambi di Scienze politiche, entrambi più volte denunciati e presenze fisse nei cortei antagonisti e non.

 

«Inflessibile» è anche Matteo Tunesi, 19 anni, che in agosto partecipò all’attacco alla scuola di polizia di Senigallia.

 

 

Il Giornale.it

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