L’Italia investirà cinque miliardi, in cambio la Libia promette di chiudere una volta per tutte un contenzioso che va avanti da quarant’anni. E’ stato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a volare a Bengasi, nel paese dell’inossidabile colonnello, carico di regali, riviste con foto di nipotini, accordi economici. Cinque miliardi, dunque. In 20 anni permetteranno la realizzazione di immobili, la costruzione dell’autostrada costiera che attraverserà la Libia, dall’Egitto alla Tunisia. Sono previste anche borse di studio per offrire la possibilità a studenti libici di studiare in Italia, e pensioni per i mutilati vittime di mine anti-persona. 
Da parte sua, Tripoli si impegna a un maggiore contrasto ai flussi migratori verso l’Italia, ossia quella che Berlusconi ha definito una comune «lotta ai commercianti di schiavi». Una firma che il premier italiano considera di «portata storica» perché «chiude definitivamente una pagina del passato». 
I libici non hanno evitato di ricordare i numerosi danni provocati dal colonialismo italiano. A farlo è stato il ministro degli Esteri Abdul Rahman Chalgham. E a Berlusconi è toccato scusarsi per «le ferite profonde provocate dal periodo coloniale italiano al popolo libico», dopo di che ha ringraziato Gheddafi per aver voluto l’accordo. Il Colonello ha risposto sottolineando che l’intesa «apre le porte a una futura cooperazione e alla partnership tra Italia e Libia». 
Il tutto è avvenuto, come d’abitudine, sotto la tenda del colonnello alla presenza dei capi tribù locali. Abito blu e cravatta per Berlusconi, tunica chiara e turbante color nocciola per Gheddafi. Prima della firma, scambio di doni tra i due leader. Il Cavaliere ha offerto a Gheddafi un portapenne d’argento a forma di testa di leone che conteneva le due penne e il calamaio usate per firmare l’accordo. Un dono ricambiato con un vestito bianco di lino con camicia. In realtà, l’Italia ha anche restituito, dopo novantacinque anni, la statua della Venere di Cirene. 

Il premier ha quindi mostrato al colonnello le foto dei suoi nipotini pubblicate su alcune riviste: in una, in particolare, si vede la moglie Veronica Lario che tiene in braccio Alessandro, l’ultimo arrivato tra i Berlusconi. 

Soddisfatto il ministro dell’Interno Roberto Maroni: ora è possibile il pattugliamento delle coste previsto dall’accordo tecnico di un anno fa. Tuttavia, sia Alleanza nazionale con Maurizio Gasparri che la Lega con Roberto Calderoli hanno sottolineato la necessità, adesso, di pensare ai risarcimenti per gli italiani rimpatriati a cui all’epoca furono confiscati tutti i beni. Una richiesta che, peraltro, arriva direttamente anche dall’Airl (Associazione Italiana rimpatriati dalla Libia). «Il governo italiano dovrebbe pensare prima a risarcire noi, con almeno 300 milioni di euro», dice infatti il presidente, Giovanna Ortu. Per il Pd, il senatore Enzo Bianco, sottolinea anche che quella seguita da Berlusconi è la strada che era stata tracciata dal centrosinistra già con Napolitano ministro degli Interni anche se «al tempo – osserva – l’impegno costò all’Italia un cifra insignificante non i miliardi di euro di adesso. Certo, noi almeno negoziavamo su basi di pari dignità e rispetto». 

A polemizzare contro la firma dell’accordo sono anche le formazioni di destra. Parla di «scandalo» Forza Nuova: per l’eurodeputato Roberto Fiore, infatti, Berlusconi dovrebbe vergognarsi per aver aiutato una «nazione ostile» che «ci manda decine di migliaia di immigrati» mentre «gli italiani sono in grave difficoltà economica». Critico anche il segretario de La Destra, Francesco Storace. «Questo governo – sottolinea -discrimina gli esuli italiani e regala soldi nostri a Gheddafi»
 
 
 

 

 

 

 

La Stampa.it

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